Opinion musica

Dobbiamo prepararci ad un’altra estate senza musica live?

“Per quanto a volte possa sembrare sciocco, l’ottimismo ha la strana abitudine di dare i suoi frutti”, dice lo scrittore Michael Lewis. Non sapete chi è Michael Lewis? È quel signore distinto che ha scritto i libri da cui sono tratti The Blind Side e La grande scommessa. Certo, con tutti questi best seller in libreria (e qualche premio Oscar per i relativi adattamenti) chi non sarebbe ottimista? Eppure non è sempre così. L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato un anno tremendo, sotto tutti i punti di vista. La pandemia ha messo in ginocchio il mondo intero. Ogni settore è stato travolto dalle restrizioni, e il mondo della musica non è stato di certo risparmiato, anzi. Ormai i grandi concerti, le folle accalcate sotto il palco, le file chilometriche alle porte dei palasport, sembrano un ricordo lontano, sbiadito dalle immagini dei telegiornali e dalle voci di chi non ha fatto che ripeterci “state a casa”, con scarsi risultati. È possibile ancora essere ottimisti per il 2021? È la domanda che ci siamo fatti un po’ tutti il primo gennaio di quest’anno. Se siete Michael Lewis la risposta è sì, perché il pensiero positivo ha la fama di restituire, e mai di togliere. Facile per lui. Lui è un pezzo grosso nel campo dell’editoria.

E allora sfatiamo un mito: anche i pezzi grossi hanno paura. Anche i più piazzati guardano al futuro in maniera un po’ disillusa. C’è chi, come Tiziano Ferro, in questo 2020 ha avuto più di chiunque altro: super ospite fisso al Festival di Sanremo, un disco di cover molto fortunato, un documentario di gran successo, e una serie incredibile di interviste e ospitate che lo hanno visto protagonista assoluto di questo 2020. Insomma, abbiamo visto di più Tiziano in tv e in radio che Barbara D’Urso a Cologno Monzese (anche se so che per molti di voi questo è solo un bene). Unica nota dolente: anche lui, come gli altri, ha dovuto posticipare il tour previsto negli stadi. A questo proposito dice: «Sono sicuro che nel 2021 arriveranno cose buone. Non sarà l’anno del ritorno alla normalità, ma l’anno in cui ci assesteremo per tornare alla normalità. Ci sono dei concerti, previsti negli stadi, che ad oggi sembrano impensabili. Spero di sbagliarmi, così ci vedremo a giugno e luglio. Altrimenti siamo disposti a cambiare tutto, abbracciando ciò che arriverà». Nelle parole di Tiziano Ferro non c’è la volontà di arrendersi, è vero. Ma si può leggere tra le righe quel certo scetticismo che fa mal sperare in un cambio di rotta vero e proprio, in un vero nuovo inizio.

Ricominciare fa paura, anche ai big d’oltreoceano. «Gli esperti dicono che ci vorrà fino all’autunno perché una larga parte del paese e del mondo sia vaccinata, e perché si creino le condizioni per suonare ci vorrà un anno da adesso – ha spiegato Bruce Springsteen – Potrebbe succedere più in fretta, ma non credo sia saggio programmare concerti su larga scala prima di un anno, e questo mette fuori gioco il 2021. Nel 2022, se vogliamo parlarne. Andremo in giro appena possibile, e questo potrebbe succedere nel 2022, e sto facendo previsioni perché nessuno lo sa davvero». Non è sbagliato avere uno sguardo realista e meno sognatore. Quello che probabilmente è sbagliato è perdere la speranza. Rassegnarsi all’ennesimo anno in stand-by. Cullarsi nell’incertezza di un nuovo anno che soffre ancora per quello precedente. Ma come si fa ad essere più ottimisti di così? Anche se in questo momento sembra una parolaccia, ci tocca essere positivi. Anche l’ottimismo ha bisogno di coraggio, anche sperare è un esercizio di forza. Per fare in modo che questi giorni segnino un nuovo inizio. Per fare in modo che questo non assomigli neanche lontanamente ad un 2020+1. Michael Lewis direbbe che anche solo un atteggiamento del genere porta i suoi frutti, ed io sono d’accordo con lui. Questo è certamente il primo passo di cui sentiamo il bisogno. Il nuovo inizio che meritiamo.

Stefano Molinari
Autore

25 anni, cuore rock e anima da balera romagnola. redattore, disturbatore telefonico e soubrette degli anni Novanta. Sul mio CV vanto anni di esperienza come sorseggiatore di Champagne in Provenza, ma la verità è che bevo ancora vino dal cartone. Parlo peggio di come scrivo, e penso peggio di come parlo (praticamente sono perfetto per un reality show).