Interviste musica

Annalisa: «Sono più fuori dagli schemi di quello che sembra»

Chi è cresciuto in periferia come me, aspettava la settimana di festa del santo patrono tutto l’anno. La bancarella delle caramelle e torroncini, le giostre con la musica alta, i fuochi d’artificio e poi l’ospite atteso. Il cantante che animerà la festa. Ci ripenso oggi, che inizia il Festival di Sanremo. Ci ripenso perché Sanremo è spoglia come una festa patronale senza l’odore di noccioline nell’aria. Senza i bambini in fila per lo zucchero filato, o senza i vecchietti del paese seduti sulle loro sediole a bordo strada. Sanremo è vuota, e l’aria di festa fa a cazzotti con questo scenario lunare. Niente è come prima, eppure portiamo avanti l’illusione che in un certo senso lo sia. Che alla fine le noccioline non siano indispensabili, e che lo zucchero filato fa venire la carie ai denti. Incontrai per la prima volta Annalisa proprio ad una di queste feste cittadine, all’inizio della sua carriera. Non era arrivata prima ad Amici, ma avevo già l’impressione che fosse una numero uno in tutto. Una fuoriclasse di eleganza e di talento. Per raccontarvi questo festival ho deciso di cominciare proprio da lei: una ragazza, una donna coraggiosa, per niente spaventata dall’idea di mettersi a nudo e raccontarsi per ciò che è. E non vi nascondo che parlare con lei è stato come sentire ancora una volta l’odore di noccioline nell’aria. Quell’aria di festa (ma di festa vera) che ci manca tanto.

Hai detto che Dieci è la tua dichiarazione d’amore alla musica che condividi con il pubblico da dieci anni. Potendo fare un riassunto di questi anni, come li descriveresti?
Ti direi che sono passati in maniera velocissima, non me ne sono neanche accorta. Mi sembra impossibile che siano passati già dieci anni. Sono stati anni di crescita, questo sicuramente, e il fatto di festeggiare questo decimo anniversario durante il Festival è una fortuna immensa.

Hai sempre saputo che questo brano fosse perfetto per il Festival?
All’inizio non era una cosa programmata, però appena il pezzo si è un po’ concretizzato e ha assunto la sua forma definitiva, è stato subito nella testa di tutti il fatto di poterlo presentare al Festival e che potesse essere il brano giusto.

Ragazza talent, impeccabile lavoratrice, per nulla avvezza al gossip. Insomma, una ragazza modello.
Per carità, sono una che si impegna e cerca di essere professionale nel proprio lavoro perchè trovo che sia giusto e doveroso per il pubblico che mi segue, e una forma di rispetto nei confronti delle tantissime persone che lavorano con me al mio progetto. Però in realtà non sono impeccabile, sono decisamente più fuori dagli schemi di quello che sembra.

Questa riedizione di Nuda rappresenta per te più una naturale rappresentazione di ciò che sei, o una sfida a quell’ideale di ragazza inappuntabile che si è creata nel tempo?
Nuda è una rappresentazione di quello che sono e quello che dico, senza filtri o sovrastrutture. Esattamente per come sono io. Quindi non è una sfida, è piuttosto un tentativo sempre più accurato di togliere qualsiasi tipo di preconcetto e orpello, più che altro nella percezione che si ha di me.

Googlando il tuo nome, in questi giorni, ci sono tanti articoli che più che parlare del tuo Sanremo, parlano del tuo corpo esibito sui social. Tra i tanti, ne ho trovato uno titolato così: Annalisa, la gonna è troppo corta e i fan sognano. Non credi che il corpo della donna sia ancora troppo reso funzionale al maschilismo imperante in questo Paese?
Sicuramente la società in cui viviamo è squilibrata da questo punto di vista. L’ago della bilancia pende di più dalla parte maschile, in tutti i campi, non solo della musica. È chiaro che in questo mondo, come nel mondo dello spettacolo, sei molto più esposto, e tutta questa attenzione è ancora più evidente parlando dell’immagine e del fisico. Io penso che qualunque cosa decida di fare, mostrare o non mostrare, l’importante è fare sempre ciò che fa star bene. Fare ciò che serve per comunicare qualcosa. Io ho voluto comunicare qualcosa. E adesso, diciamo che me ne frego.

Citando un tuo collega e amico, insomma.
Esattamente (ride ndr.). Posso essere sincera con te? In verità io cerco di leggere poco, le interviste che faccio me le vado a leggere, sono felicissima e orgogliosissima di quelle. Le altre cose non le leggo nemmeno, e se mi capita, mi ci faccio una risata. La mia percezione è questa: mi diverte, perchè, prima di tutto, mi sento bene io, e trovo che questo sia il modo giusto di viverla. Porre l’accento ancora su quella cosa lì no, non serve. La più grande vittoria sarà un giorno non doverne parlare, non doversi più giustificare. Io comincio già, mi porto avanti.

A proposito di questa abissale differenza di genere, ti sei espressa poco tempo fa così: «È ancora complicato farsi ascoltare. Ci sono frasi che dette da un uomo vanno bene, mentre se le dico io è meglio rifletterci un po’ di più».
Già, è un concetto che è ancora abbastanza vero. Nel momento in cui si scrive, se sei un’artista donna puoi scrivere e dire ciò che vuoi, però la percezione che si ha è sicuramente ancora un po’ diversa. Però, sai, al di là del fatto che questo appartiene a tutti i campi della società, non solo a quello inerente alla musica, io credo che rispetto a pochissimi anni fa abbiamo fatto tanti passi avanti. Il nostro processo di riequilibrio e di emancipazione è iniziato relativamente non troppo tempo fa, e spero di andare avanti sempre così e di non dover tornare indietro.

Tornando a Sanremo, hai dichiarato «vince chi sopravvive». Sarà difficile vivere questa esperienza nell’isolamento richiesto?
Non è sicuramente facile il fatto di non avere contatto con il pubblico; chi vive il festival sa che Sanremo è sempre una festa. Il fatto che manchi questo rende questa esperienza assolutamente diversa da tutte le altre. La presenza del mio pubblico però si sente. Poi diciamo che non è facile, ci stiamo abituando tutti e stiamo imparando cose nuove, ma non è assolutamente facile.

La cover che porterai alla terza serata (La musica è finita) è un classico della canzone italiana. Una bella responsabilità, non credi?
La scelta è data dal fatto che questo classico della Vanoni non solo è una canzone che amo moltissimo, ma ha anche una sorta di filo conduttore con la mia canzone. In Dieci io sostanzialmente esprimo a gran voce la voglia di non mollare e che l’ultima volta non è mai davvero l’ultima. Questo è un concetto che si riflette non solo nella storia d’amore ipotetica della canzone, ma anche nella vita. Quando c’è l’amore non si molla. Anche ne La musica è finita c’è il racconto di questo amore che sembra sulla via del tramonto, e poi invece in realtà un po’ di speranza alla fine si intravede. Io ci vedo tanto anche del momento che stiamo vivendo e ci vedo anche un messaggio forte. E poi, questa scelta è legata anche un po’ al messaggio che in realtà la musica non è finita. Ed infatti, su questo pezzo ho deciso di collaborare con Federico Poggipollini, un musicista grandissimo, che stimo tantissimo.

Lo abbiamo citato prima, Achille Lauro. In più occasioni avete duettato insieme, sia durante lo scorso Sanremo, sia nei vostri rispettivi ultimi dischi. Che legame avete instaurato oltre i riflettori?
La nostra collaborazione nasce in maniera molto semplice, dalla stima reciproca che ci siamo manifestati quando ci siamo conosciuti. Dopodiché abbiamo deciso di iniziare a fare delle cose insieme. Diciamo che il rapporto si è stretto e consolidato l’anno scorso, quando abbiamo cantato insieme a Sanremo. Poi da lì, chiaramente, ci siamo spesso sentiti e tutt’oggi abbiamo un ottimo rapporto, anche di confronto artistico e personale. È stata una cosa molto sincera, come è bello e giusto che sia.

So che devi andare a fare le ultime prove prima di salire sul palco. Com’è ritornare a Sanremo oggi?
Per adesso non sono ancora uscita dell’hotel, se non per le prove. Alle prove si ha sempre la percezione che tutto stia accadendo per davvero. Ed è così, è un’avventura. Lo è sempre stata, in generale, ma questa sarà un’avventura nuova. Abbiamo anche più responsabilità sulle spalle rispetto agli scorsi anni, perché stiamo facendo una cosa davvero importante per tutti quelli che hanno voglia di staccare da questa situazione orribile. Io penso che la musica e le canzoni siano un po’ questo.

Stefano Molinari
Autore

25 anni, cuore rock e anima da balera romagnola. redattore, disturbatore telefonico e soubrette degli anni Novanta. Sul mio CV vanto anni di esperienza come sorseggiatore di Champagne in Provenza, ma la verità è che bevo ancora vino dal cartone. Parlo peggio di come scrivo, e penso peggio di come parlo (praticamente sono perfetto per un reality show).