Opinion musica

Sanremo, le pagelle della prima puntata: vince Achille Lauro (senza gareggiare)

In principio era Sanremo. Quella di ieri sera è stata una bella serata di musica, ma poco Sanremo. Che cosa è andato storto? Una conduzione stanca, una marea di momenti morti, imbarazzi atroci che ti fanno dire che forse era meglio una replica de ll commissario Montalbano. A gravare sulla serata non è stata la mancanza del pubblico, ma proprio la realizzazione complessiva di questo show, che lo ha reso uno dei più soporiferi degli ultimi anni. A salvarsi, fortunatamente, sono le canzoni scelte da Amadeus, ottime già dal primo ascolto (anche se non tutte, purtroppo).

Arisa, Potevi fare di più – Voto: 8

L’ultima artista femminile ad aver vinto il festival (nel lontano 2014, pensate un po’), si presenta sul palco con una rosa in mano, una canzone spettacolare, e la parrucca nel termos. Nessuno sa dire con certezza cosa sia quell’oggetto cilindrico in cui sono racchiusi i capelli sintetici della cantante potentina. Alcuni dicono sia un powerbank, altri credono sia il pidigozzo di Avanti un altro. La canzone ha uno dei testi più belli in gara, ma si porta con sé il pregiudizio di un autore tutt’altro che popolare: Gigi D’Alessio. Lei emozionata, ma impeccabile.

Colapesce & Dimartino, Canzone leggerissima – Voto: 5

A primo acchito mi sono chiesto: che ci fanno Pio e Amedeo sul palco dell’Ariston? Poi parte la base di Se mi lasci non vale. Forse sono i Righeira, sono ospiti a sorpresa, e questo non è Sanremo ma I migliori anni di Carlo Conti. Poi sale sul palco una ragazza sui pattini a rotelle. Davvero, non sto capendo niente. Solo una gran caciara.

Aiello, Ora – Voto: 7

Qui ho paura di dire qualsiasi cosa, perché se Aiello si incazza sa urlare come si deve. Ammetto di aver esclamato in più momenti: ahò, ma che te strilli! Lui è dannatamente pop, ma anche street e urban. È didascalico, è vero, ma la sua è un’interpretazione genuina e tremendamente popolare. Proprio come lui.

Michielin & Fedez, Chiamami per nome – Voto: 7 e mezzo

Emozionanti i protagonisti di Stranger Things che cantano uniti dalla carta igienica. Podio assicurato dalla grande lobby dell’industria Tenderly (e da sua santità Ferragni, che se poco poco la Rai maltratta suo marito, sposta la residenza fiscale a Montecarlo e l’Italia perde il 2% di PIL). La Michielin è cresciuta come interprete e come artista. Stasera sul palco c’era una meravigliosa donna, sicura di sé e del brano in gara. Nota positiva anche per la commozione di Fedez a fine brano. è riuscito a far dire ad Adinolfi che “i maschi non si devono comportare così”. E voi sapete: tutto ciò che è contrario ad Adinolfi mi trova decisamente favorevole.

Loredana Berté – Voto: 10

Immensa. Anche quando canta in playback una canzone che sembra scritta da Cristiano Malgioglio sulle note di Corazon Espinado, con una ventina di farfalle sintetiche attaccate con la vinavil sui capelli blu. Avrebbe potuto tranquillamente iniziare a twerkare sul palco, e sarebbe comunque stata la più divina della serata.

Max Gazzé e la Trifluoperazina Monstery Band, Si può fare – Voto: 6 e mezzo

Leggere attentamente il foglio illustrativo. E come si fa? Ho il mal di pancia dalle risate. Max è un farmacista, un uomo di scienza che dispensa rimedi come un redivivo Leonardo Da Vinci. La band che lo accompagna sono i cartonati di Marilyn Monroe, Jimi Hendrix, la regina Elisabetta, Paul McCartney e Igor di Frankenstein Junior. Una band di cartone, è una band che non esiste. Non lo avevate capito, vero? Oltre il travestimento, c’è una denuncia contro la dimenticanza della politica per gli aiuti allo spettacolo. Ad ogni modo, c’è la neuro fuori che lo aspetta. TSO immediato.

Noemi, Glicine – Voto: 9

Bellissima ed elegantissima, in Dolce e Gabbana. Non dirò altro, perché odio che si parli solo della sua forma ritrovata, e non del pezzo stratosferico che ha portato a Sanremo. La costruzione armonica, il testo, il suo timbro. Ogni cosa è al posto giusto quando Noemi canta. Rasenta la perfezione.

Achille Lauro – Voto: 10

Un’armatura da football con plumage, un body glittarato, un sospensorio quasi aerospaziale, un paio di tacchi con plateau argentati, trucco a palate, lacrime di sangue, parrucca azzurra prestata dalla Berté poco prima. Lui racconta la sofferenza, l’esagerazione, la teatralità, la disinibizione, il lusso e la decadenza (praticamente il festival di Sanremo). I boomer sono ancora scioccati dalla frase «sessualmente tutto e genericamente niente», perché sono abituati ad etichettare per conoscere. Io invece sono rimasto violentemente colpito da “Dio benedica chi è”. Non ho altre parole, se non un immenso – grazie.

Madame, Voce – Voto: 7

Ricordo quando cantava Sciccherie: non le avrei dato 10 centesimi. Stasera, invece, è stata la vera sciccheria della serata. Così giovane, eppure così sicura di sé. Si è mangiata il palco come fosse una caramella nelle grinfie di Maria De Filippi

Måneskin, Zitti e buoni – Voto: 7

Vestito in Etro, Damiano entra sul palco con l’incedere di David Bowie nei panni di Ziggie. Purtroppo non ci sono altri punti di contatto fra loro due, ma questo mi basta già. Non è una tranquilla canzone Sanremese questa, ecco. Non assomiglia affatto ad un pezzo di Nilla Pizzi. L’atmosfera rock però è solo un espediente: i Måneskin pongono le distanze, sottolineando quel clash generazionale che chi commenta il festival ed ha più di 35 anni non è riuscito a capire. Questa canzone è un autentico “vaffanculo” al Festival e alla tipica canzone melodica italiana. Si sente tutta la ribellione dei loro vent’anni, e va bene così.

Ghemon, Momento Perfetto – Voto: 4

Rileggo il titolo e penso: mica tanto perfetto. Lui non sembra proprio il ritratto della salute, onestamente, e il pezzo mi pare più una forte richiesta di aiuto. Ghemon ha bisogno di ritrovarsi.

Coma_Cose, Fiamme negli occhi – Voto: 4

Loro sono “primo maggio” anche quando si sforzano di non esserlo. Al primo ascolto ho sentito il meraviglioso profumo del ventiseiesimo posto. Dopo aver sentito gli altri, penso invece che meritino di più. Il ventiquattresimo.

Annalisa – Dieci – Voto: 7 e mezzo

Favolosa, se non fosse per quei tacchi con laccio emostatico simil sandalo alla schiava (unica nota stonata di questa esibizione). Lei è nella sua confort zone, con una canzone tipica di Annalisa. Se non l’avessi mai sentita prima e qualcuno me l’avesse mugugnata, sono sicuro che avrei indovinato che il pezzo è proprio il suo. Nonostante questo, lei è veramente pazzesca. Ha un potenziale da brividi, ma poco coraggio di uscire da quel quadratino sicuro in cui si è rinchiusa. Prossimo Sanremo la voglio con metà testa rasata a cantare un pezzo metal core.

Francesco Renga, Quando trovo te – Voto: 3

Al contrario del titolo, Francè, forse era meglio non trovarti. La performance più atroce della serata. Ti prego, non farlo più.

Fasma, Parlami – Voto: 4

Non lo so, sono qui a chiedermi se era veramente il caso di tirare in mezzo a questo carrozzone anche lui, che senza l’autotune non prende una nota neanche col diapason. E probabilmente lui manco sa che cos’è un diapason. La canzone è piacevole, ma non decolla. Lui ha la faccia da pariolino che dice di essere cresciuto a Tor Bella Monaca perché fa più bello e dannato. 

Matilda De Angelis – Voto: 10

Co-conduttrice della prima serata. Scelta per nulla scontata, ma grande rivelazione della serata. Un fenomeno in tutto

Amadeus e Fiorello – Voto: 2

Sì, forse era meglio Montalbano.

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker.