dark mode light mode Search Menu
Search

Mr. Rain è orientato nel futuro, ma in sfida con il passato

Quando siamo stati invitati da Warner Music per assistere in anteprima all’esibizione esclusiva di Mr. Rain ci siamo resi subito conto che l’intenzione era quella di sbalordire il pubblico; con la musica, certo, ma ancor prima con le immagini. Un aereo da guerra steso su un tappeto di neve, in mezzo alle montagne. Un violino, un contrabbasso. Ovviamente Mattia e il suo microfono. Ci siamo fatti raccontare la genesi di Petrichor, gli aneddoti, le influenze e lo stato interiore che il Covid-19 ha portato nella sua vita e nella sua carriera.

Perché questo titolo, Petrichor?
Mi ronzava in testa da un po’, significa “il profumo che si sente subito dopo che abbia smesso di piovere”. L’ho scelto perché ho scritto l’intero album durante giorni di pioggia. Non saprei nemmeno spiegare perché: è come se nei giorni di pioggia riuscissi a trovare un equilibrio e a tirar fuori più facilmente quello che ho dentro. Sono una persona molto introversa quindi la scrittura è il modo che ho trovato per esprimermi al meglio – è un album molto profondo e sincero.

È stato un po’ il tuo modo di sopravvivere a questo periodo.
L’album è partito da Fiori di Chernobyl, scritta a fine 2019: dopo due mesi nemmeno siamo entrati in lockdown. Lo stare da solo mi ha portato a scoprire queste sfaccettature di me che prima non conoscevo. Due metà, due persone completamente diverse. Nell’album parlo di questi due individui, di questa battaglia tra loro mentre io cerco di trovare un equilibrio per vivere in serenità con queste due “persone”.

L’album si chiude con una promessa a ricominciare da te e a mettere fine a questa “battaglia”. Come sta andando finora?
Ci sto provando. Da un lato c’è Mr.Rain, totalmente devoto alla musica a livelli maniacali, dall’altro Mattia che soffre di questa devozione assoluta, che quasi gli impedisce di godersi il presente. Sono costantemente orientato nel futuro e in sfida con il passato per migliorarmi: è un cane che si morde la coda ma sto provando a ritagliarmi più tempo per me. Vedremo come andrà.

Questo discorso si percepisce molto in alcune delle metafore che utilizzi nei tuoi brani: “Una rosa che cresce da sola ha più spine/Delle altre perché conta soltanto su di sé/Ma col vento si spezzerà prima delle altre perche da sola è più fragile”. Da qui si capisce bene quanto la musica da un lato ti fortifichi e dall’altro ti porti a sacrificare gli aspetti più sociali della tua vita.
Sono contento che tu abbia tirato fuori questo verso perché è uno dei miei preferiti. Faccio tanta ricerca per questo, per trovare immagini e metafore fuori dal comune. È un aspetto della scrittura a cui tengo particolarmente

Tu componi, interpreti e produci i tuoi pezzi; sei una sorta di tuttofare. Questo ti ha aiutato nella realizzazione di un album sotto Covid?
Il fatto di fare tutto da solo mi ha avvantaggiato rispetto ad altri. Io gestendo tutto a 360 gradi sono fortunato, anche grazie al fatto che ho un piccolo home studio che mi ha permesso di gestire il tutto in maniera semplice.

Quando si fa musica da un lato si ha il responso del pubblico, dall’altro quello della critica musicale, cosa che si evince anche dall’album stesso, nello specifico da Non fa per me; cosa prendi dall’uno e dall’altro e su quale fai più affidamento? 
Ho voluto dare una fotografia del panorama musicale attuale, diviso in due mondi: una parte più meritocratica, come possono essere i social, e una più istituzionale, che a volte fa più fatica a connettersi con ciò che vuole la gente. Vedo molti cantanti che riempiono tour eppure rimangono fuori da quella parte più istituzionale del settore ed è un peccato. Si dovrebbe cominciare a non giudicare l’artista ma la musica. Il bello della musica è questo, la sua universalità.

A proposito di Non fa per me, ricorda Billie Eilish nel sound. Ti ha ispirato?
Sono un suo grande fan. Mi piace tutto del suo progetto: dai visual, alla musica, alle parole. Collaborare con lei sarebbe letteralmente un sogno.

​Quando scrivi ti capita mai di domandarti se piacerà ai tuoi fan?
Non lo faccio mai perché cerco di essere il più sincero possibile. La mia musica sono io, e io scrivo per stare meglio, come fosse un mio diario personale.

​A quando faresti risalire la tua passione per la musica?
Non saprei dirlo di preciso, ma credo risalga intorno al 2008 un po’ per hobby; ho cominciato a scrivere e fare i primi mixtape e da lì poi sono arrivato a esibirmi nei bar più piccoli del mondo e a migliorare sempre un po’ alla volta. È stato un percorso lento ma in salita.

Quando ti esibisci dal vivo cosa cambia rispetto alla fase di scrittura e realizzazione del progetto?
Io adoro esibirmi. Spesso quando sono sul palco percepisco proprio di entrare in sintonia con il mio pubblico. mi sento parte di loro ed è una sensazione bellissima. Decisamente la parte più bella del mio lavoro e quella che amo di più. Si crea un’alchimia assurda.