Opinion musica

Con “NDA” Billie Eilish è tornata ad essere la regina dark del pop

L’avevamo richiamata al disordine dopo l’uscita di Lost Cause ma, a quanto pare, con NDA Billie Eilish è tornata a raccontarci dei suoi incubi surrealisti. È doveroso fare una precisazione, al fine di rimanere sempre lucidi nei giudizi: il livello di When We All Fall Asleep Where Do We Go è inarrivabile (non solo per la stessa Eilish, ma per chiunque altro sul Pianeta Terra), quindi togliamoci dalla testa paragoni e confronti, perché – sapete la mia visione in merito – l’esordio discografico di Billie e Finneas è forse l’album più rilevante del Duemila. Se però l’immaginario ultrapop caldo e assolato dei primi due estratti mi aveva molto destabilizzato, ora siamo finalmente tornati in un set di Tim Burton. C’è un fischio di chitarra elettrica in reverse, poi il silenzio. Siamo nelle turbe mentali oscure e disturbate della giovane Billie. Una strada notturna, figure sinistre che appaiono e scompaiono alle sue spalle. Una strofa sussurrata, un riff (di lira?) su scala minore armonica, poi il ritornello: un capitolo a parte. Finalmente l’artista californiana sfoggia il più grande dei suoi superpoteri, ossia l’effetto sorpresa. Con Billie Eilish niente è come sembra ed ecco infatti che delle auto sfrecciano impazzite nella strada fin lì deserta. Non solo il mood visual cambia, dicevamo, ma anche il sound. Ecco allora che la voce si riempie di auto tune e l’elettronica la fa da padrone, grazie ad un sequencer di basso che irrompe come una spada laser nell’oscurità. È evidente da dove arrivi l’ispirazione per questo momento musicale: la colonna sonora del Tenet di Nolan, in cui la voce di Travis Scott incontra il sound di Ludwig Göransson in un brano distopico che si intitola The Plan. Il videoclip continua ad alternare questa dialettica fino ad esplodere in un caos di auto impazzite che rischiano di investire Billie. Una scena che rispecchia la crisi che riaffiora, il problema che si ripresenta e infine l’impotenza, la fragilità. Tutte cose che, trasposte musicalmente, rivelano il genio dell’astro nascente più eclettico ed inimitabile della musica internazionale contemporanea.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.