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Simone Mancini

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Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.

Quando le band odiano i loro più grandi successi

Se avete comprato il biglietto per ascoltare i Radiohead gridare “But I’m a Creep”, sappiate che tornerete a casa delusi. Non sono gli unici: da Nirvana agli Oasis, ecco le band che hanno finito per odiare i loro maggiori successi

Il popolo di Spring Attitude continua a brillare

Due giornate all’interno de La Nuvola, che per il secondo anno consecutivo si conferma una delle case più affascinanti che un festival possa desiderare. Si trasforma diventando una città pulsante che esiste solo mentre viene abitata

Duedimé, l’arte di abitare la frattura

Nel nome Duedimé c’è già una dichiarazione d’intenti: una frattura che non si nasconde, ma si abita. In questa intervista ci racconta la sua urgenza espressiva, libera dalle gabbie della tecnica

L’equilibrio dinamico di Gaia Banfi

Gaia Banfi sembra muoversi in una zona di tensione costante e controllata. Tra compimento e attesa, tra eredità e sottrazione, tra disciplina e istinto. «Sto provando a portare un’esperienza diversa», ci dice

Dal silenzio alla forma: l’attraversamento di Double G

Alcune ferite chiedono di restare aperte abbastanza a lungo da diventare linguaggio, grammatica espressiva. Quella di Double G, per l’appunto, è una storia di permanenza più che di guarigione, in cui il dolore cambia forma e a un certo punto chiede voce