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Chi guiderà la prossima rivoluzione mainstream del rock?

Arte fa rima con genuinità. Quindi se parliamo di surrogati, ossia di artisti o band che hanno preso a piene mani dal passato, con lo scopo di rivisitare, rielaborare e in ultima istanza rinnovare uno stile, io credo non ci sia nulla da imputare. Discorso diverso per i cloni, ma ci arriviamo per gradi. Salvo i grandi innovatori, o chi ha saputo mescolare per primo i generi, tutti hanno avuto delle influenze musicali. Facciamo qualche esempio: i Fontaines D.C. ricadono nell’insieme dei rivisitatori. È evidente che abbiano tra le loro principali influenze i Joy Division, gli Smiths e i Sonic Youth. Poi ci sono i Television che hanno forse inventato il punk: in questo caso parliamo di veri e propri pionieri. Ma non è fondamentale essere i primi ad esplorare per fare ottima musica (basti pensare agli Stones, che probabilmente hanno innovato solo in un paio di dischi).

Il rock è stato ampiamente esplorato in ogni sua forma ma se dovessi dire il nome di qualcuno che oggi sta innovando in qualche modo, che sta scandagliando i bordi più estremi del rock, vi direi Black Midi o Black Country New Road, ossia progetti musicali che stanno impiantando alcuni stilemi dell’estetica jazz all’interno del post punk. Il sassofono era stato completamente cancellato dalle mappe a partire dagli anni Novanta ma ora nell’alternativa di questo tipo è tornato prepotentemente. Anche il basso era stato sovrastato dalle chitarre, ma oggi torna ad essere uno strumento centrale. Insomma: c’è un mix di colori di altre epoche. Questo significa che sapersi tirare fuori dalla comfort zone ti può rendere un grande artista anche se comunque ti polarizzi su un genere esploratissimo. I Radiohead, forse ad eccezione di Kid A, non hanno mai innovato fino in fondo; tuttavia hanno sempre avuto il coraggio di andare oltre e di fare musica di carattere. Discorso diverso è quello dei Greta Van Fleet, che si ispirano neanche tanto velatamente ai Led Zeppelin e rappresentano un prodotto preconfezionato dalla music industry con lo scopo (più o meno conscio) di allontanare le grandi fette di pubblico dalla musica che conta veramente.

È chiaro che difficilmente vivremo una nuova rivoluzione mainstream del rock: non è prossimo il ritorno di una wave come quella grunge guidata dai Nirvana a metà anni Novanta. Tuttavia, se si avrà bisogno di volti credibili per ricostruire dalle macerie qualcosa di importante, sicuramente band come i Fontaines D.C. possono avere più chance, specie nel lungo termine, rispetto ai progetti macchiettistici. I Nirvana non erano forse i preferiti di tutti o in assoluto i migliori, ma erano i più giusti per guidare la rivoluzione, e per questo tutti dovremmo essere grati. Ora capiremo con l’uscita di Skinty Fia cosa succederà. L’hype è alto e le antenne di artisti e divulgatori come noi sono drizzate. Incrociamo le dita.