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Cigno racconta gli artisti che lo hanno ispirato per “Morte e pianto rituale”

Se potessimo immaginare il blues tradizionale riportato sui palchi nel 2022, cosa ci verrebbe in mente? Se a un certo punto le declamazioni del punk all’italiana si mischiassero con un sapore antico e folkloristico fatto di voci di donne e suoni di catene in lontananza, cosa ci direbbero? E se a tutto questo unissimo un retroscena culturale che parla del Mezzogiorno d’ Italia, con un chiaro riferimento agli scritti di De Martino degli anni Cinquanta, così tanto ripugnato ma così tanto rappresentativo della nostra identità e delle nostre radici, cosa ne uscirebbe? Tutto questo è Diego Cignitti, in arte Cigno, artista avanguardistico romano in controtendenza che del tempo ha fatto dei controtempi, che dell’armonia ha fatto un rito. Morte e pianto rituale è il suo nuovo album dalle sonorità sperimentali il cui titolo è ispirato all’omonimo saggio di Ernesto De Martino nel quale il celebre antropologo studiò il simbolismo del pianto nelle culture del Sud Italia, intrecciando etnografia, scienza e magia. Allo stesso modo, Cigno coniuga atmosfere alt-rock, no wave, industrial e tradizione cantautorale nel racconto poetico delle ombre del nostro presente, proseguendo così il percorso di ricerca tracciato dai precedenti singoli Udine e Stasera suono tardi. Insomma, il suo album è un vero ritorno alle grandi tradizioni musicali per riportare alla luce un passato che ci identifica e dà motivazioni – senso e spessore – al nostro presente. Proprio come la sua musica, l’intervista con Cigno non è quella classica, ma gli abbiamo proposto di scegliere gli artisti che lo hanno ispirato all’interno di quattro gruppi di incredibili punti fermi della musica internazionale e non.

Chi scegli tra The Doors, Jefferson Airplane, Jimi Hendrix, Pink Floyd e Cream?
In quanto padre di Nick Cave, Morrison è di mia grande ispirazione, ma anche per via della timbrica più da baritono, del canto declamatorio. Jim Morrison, a parte le questioni tecniche, è stato uno dei primi che ha unito il teatro alla musica, ha liberato la musica e si è anche liberato sul palco, un esempio è quando è stato arrestato per essersi masturbato in pubblico. Ha rappresentato la massima trasgressione, la massima spettacolarizzazione dell’atto artistico. L’atto artistico se lo fai a casa è quasi una masturbazione, un godimento personale, poi diventa una scopata quando lo condividi con il pubblico, però il masturbarsi sul palco è quasi una performance alla Marina Abramović. The Crystal Ship viaggia in continuazione nei meandri del mio cervello, dei pensieri, è un percorso psichedelico. Ma in realtà sarei più sincero se rispondessi Hendrix.

Tra Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, Depeche Mode e Joy Division?
Assolutamente Depeche Mode. Loro sono una delle mie ispirazioni più grandi, per il loro modo di cantare ma anche perché prendevano riff appartenenti al blues, esattamente come ho fatto in Protestanti o La fine è l’acqua. Questi due brani nascono su riff blues portati con la cassa in quattro, proprio come Personal Jesus o I Feel You. Io ovviamente non ho inventato nulla di nuovo, ma ho cercato di portare le mie idee ispirandomi ai grandi.

Tra CCCP, Decibel, CSI, Battiato e Verdena?
La lotta è tra CCCP e Battiato, proprio per questo ti dico entrambi. Quando mi sento perso, Battiato per me è una luce. L’idea che Battiato ha creato nel tempo è stata una salvezza per me. “Cercare l’uno al di sopra del bene e del male”, “Fare come un eremita che rinuncia a sé, “Emanciparmi dall’obbligo delle passioni”. Quando mi sento perso quei versi mi salvano, sono una certezza che le cose della vita siano nulla per quanto facciano male. Battiato ha sbloccato la mia parte spirituale, che non c’entra nulla con la religione, ricordandomi che oltre a quello che vediamo c’è altro. Questo pensiero mi libera. Così ho fatto nella realizzazione di Morte e pianto rituale, senza compromessi, senza preconcetti, cercando di sentirmi libero. I CCCP rappresentano invece la mitragliatrice di questo disco, il chiodo che entra dentro, la forza di dire le cose subito come vengono, d’impatto, sono il punk di questo disco, quindi un’ispirazione grandissima.

Tra Nine Inch Nails, Queens of the Stone Age, White Stripes e Black Keys?
Ti dico Nine Inch Nails. Cito anche un altro grande artista di forte ispirazione nella realizzazione di Morte e pianto rituale, e cioè Davide Lynch. Lo ricollego ai Nine Inch Nails perché mentre finivo di vedere Twin Peaks a un certo punto arriva She’s Gone Away. Quel pezzo ti dà una botta incredibile, ti stravolge e impaurisce allo stesso momento – anche perché nella serie arriva nel momento più terrificante. I Nine Inch Nails, insieme a David Lynch, sono per me fonte di grande ispirazione. Poi Lynch è un mistico, parla sempre a occhi chiusi, vede una realtà che non si vede.