Opinion musica

I Foo Fighters meritavano davvero di sbancare ai Grammy Awards?

La 64esima cerimonia di premiazione dei Grammy Awards si è da poco tenuta in quel di Las Vegas, lasciando dietro di sè una tanto classica quanto moderata scia di critiche. Dal discorso del presidente ucraino Zelensky, fino alla mancata premiazione di Billie Eilish; dalla vittoria di una sorpresa come Jon Batiste (il suo We Are è il Miglior disco dell’anno), passando per il totale trionfo dei Foo Fighters, ad oggi la band americana con più Grammy in bacheca della storia. Tre, infatti, le categorie a cui Grohl e soci erano candidati (Migliore performance rock, Migliore canzone rock per Waiting on a War e Miglior album rock per Medicine at Midnight), e che hanno visto gli americani trionfare in ognuna di esse, scalzando nomi quali Paul McCartney, Deftones, Black Pumas e AC/DC – la cui candidatura nella categoria Miglior album rock ai più rimane ancora adesso un mistero.

Bisogna d’altronde tenere conto del contesto in cui la cerimonia ha dovuto svolgersi: perché se è vero che la premiazione abbia giocoforza risentito di un conflitto militare che sta ovviamente scuotendo il mondo intero, è altrettanto vero che la stessa abbia risentito dell’influenza generata dall’improvvisa scomparsa di Taylor Hawkins, compianto batterista, appunto, dei Foo Fighters. Particolarmente significativa in questo senso è stata l’esibizione della Eilish che, insieme al fratello Finneas, ha eseguito la title track del suo ultimo album Happier Than Ever indossando una maglietta col volto del defunto musicista. Ma al di là dei più che legittimi tributi artistici, c’è un interrogativo – di cui si può solo supporre la risposta – che continua ad animare il dibattito riguardo a quest’ultima edizione dei Grammys, il cui fondamento è legato proprio alla morte del batterista, avvenuta lo scorso 25 marzo. In altre parole, quanto può avere influito la morte di Taylor Hawkins nell’economia generale della premiazione?

Non pochi, infatti, si sono ritrovati a storcere il naso di fronte all’uscita trionfale dei Foo Fighters che – diciamolo chiaramente – non meritavano un simile ammontare di statuette, ma ancor meno non meritavano un simile danno d’immagine. Perché la band americana sembra uscire vincitrice dalla prestigiosa cerimonia in maniera poco più che formale, con un dubbio che difficilmente abbandonerà gli ascoltatori, ovvero quello secondo cui la morte di Hawkins potrebbe aver significativamente definito la direzione di questa edizione dei Grammy Awards, e a vantaggio degli americani. Per il cruccio di chi sognava Deftones, Black Pumas o ancora una volta McCartney sul piedistallo musicale più atteso dell’anno.

Ciro Arena
Autore

Nato appena due giorni prima di Cristo, Ciro preferisce restare umile e limitarsi alla "semplice" speculazione musicale. Ha due grandi sogni: fare in modo che il mondo intero ascolti quanta più musica è possibile e cercare di avere abbastanza soldi per sé per permettersi almeno un disco al giorno.