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Macché bluff, ce ne fossero di band come i Greta Van Fleet in giro

Milano è rock: dopo due anni di fermo, ieri sera gli I-Days hanno riaperto le porte al rock, e lo hanno fatto giocando subito la carta vincente, i Greta Van Fleet – domani sarà la volta degli Imagine Dragons, mentre il 15 giugno quella dei Green Day. La prima giornata di festival ha visto una non da poco. A partire gli Ego Kill Talent, per poi proseguire con gli Amazons, mentre a scaldare il pubblico ci hanno pensato gli Struts. Non hanno tardato ad arrivare i capofila della serata che con un palco allestito per l’occasione, hanno saputo trasportare il pubblico degli I-Days in un’altra dimensione.

I quattro del Michigan non fanno le cose di fretta, ti fanno entrare piano piano dentro il loro tempio, con luci soffuse e fumo bianco che si diffonde sul palco, mentre suoni mistici ti ipnotizzano. È quasi come stare in chiesa, ma siamo tutti lì per venerare una sola cosa: la musica. I Greta Van Fleet in questo senso giocano bene il ruolo di sacerdoti, hanno un rispetto per il rock che in pochi gruppi attuali si riesce a percepire. Insomma, giovani ma saggi, perché sanno suonare, e sanno farlo anche molto bene. La voce incredibile di Joshua Kiszka non sbaglia una nota, nemmeno dal vivo, nemmeno di fronte a 20mila anime. In scaletta i brani tratti dal loro ultimo disco, The Battle at Garden’s Gate, ma anche quelli del primo disco, Anthem of the Peaceful Army, pubblicato ormai quattro anno fa ed entrato nella prima settimana nella top ten dei dischi più venduti in Austria, Germania, Italia, Nuova Zelanda, Svezia e Svizzera.

I brani vengono trasformati, un pezzo che normalmente durerebbe tre minuti, sul palco ne dura almeno otto. E tutto grazie al talento di Daniel, alla batteria, e di Sammy al basso e alle tastiere, ma sopratutto grazie alla chitarra, che nelle mani di Jake Kiszka diventa magica. I Greta Van Fleet lasciano che sia la musica a parlare, più volte Josh si fa da parte per dare spazio ad assoli di chitarra e di batteria, che altro non fanno se non confermare il talento di questi quattro ragazzi che arrivano da oltreoceano. Un gruppo che è stato spesso criticato, ingiustamente, per via della somiglianza con i Led Zeppelin. Ma ce ne fossero di gruppi così in circolazione.

Valentina Dragone
Autore

Nata in un freddo sabato sera d’inverno, da allora la mia esistenza è stata sempre in bilico tra le feste e il divertimento e il buio dell’incertezza della vita e della solitudine. Metteteci pure che sono laureata in filosofia e allora la faccenda si complica.