Interviste musica

Manuel Agnelli oltre gli Afterhours

Da Manuel Agnelli ci si aspetta davvero di tutto – e questo un po’ da sempre – per cui il fatto che abbia deciso di pubblicare un album solista non è di sicuro la sorpresa del secolo. Certo, è il primo disco che esce solamente sotto il suo nome (ma non l’ultimo, per sua stessa ammissione) dopo una storia trentennale con i suoi Afterhours. Ama il prossimo tuo come te stesso è nato durante il lockdown quando, chiuso in casa, ha iniziato a suonare qualsiasi suppellettile. «La parola che meglio identifica il disco è sicuramente “libertà”. È l’idea di riuscire a liberarmi da un’idea che ho io di me stesso, ma anche voi nei miei confronti, che in tutti questi anni mi avete conosciuto come componente degli Afterhours o come personaggio televisivo. Uscire dal cliché di sé stessi è molto difficile, soprattutto se si collabora con gli stessi musicisti – e quindi sai già come saranno i suoni che usciranno. Alla fine manca la sorpresa, lo stupore, e questa diventa una felice gabbia dorata». Il ragionamento vira anche su come possono aver preso gli Afterhours questo disco: «La continuità con loro c’è ed è nel fatto che l’ottanta per cento delle canzoni della band sono esclusivamente mie, quindi fare un disco solita come questo è stato un dichiarare che certi suoni appartengono a me. Devo dire che nel tempo il fatto che mi prendessero come solo il canzonettaro e non mi riconoscessero questa cosa mi ha fatto un po’ girare i coglioni».

Uno dei pezzi più interessanti è sicuramente Milano con la peste che ha come tematica centrale la pandemia e il lockdown, «ma parla anche di un altro tipo di patologia: quando scrivo che le persone hanno le mascherine e finalmente io mi accorgo degli occhi e della parte di loro più vera intendo dire che, almeno nel primo periodo di pandemia, mi è sembrato che la gente stesse prendendo coscienza di quali erano le cose più importanti e paradossalmente stesse mostrando il suo lato migliore, cosa che poi non è successa completamente perché siamo rientrati in un certo modo di vedere le cose». D’altronde Manuel non è certo il tipo di artista che si astrae dalla relatà ed infatti due tracce del nuovo lavoro s’intitolano Severodonetsk e Guerra e Pop Corn. «I media hanno fatto di tutto per cercare la tv del dolore in questi anni e questa sarebbe stata una buona occasione per farla veramente. Lì (parla dell’Ucraina ndr.) sta morendo della gente e quindi un po’ di tv del dolore sarebbe servita per farci rendere conto di cosa sta accadendo, al di là delle ragioni politiche. Ho scritto quindi un pezzo (Severodonetsk ndr.) in cui il protagonista cerca, in quella situazione, di salvare la sua parte migliore». Mentre sul titolo del disco, Ama il prossimo tuo come te stesso, racconta che questo è arrivato dopo una ricerca durata molto tempo: «Cercavo un titolo che rappresentasse il disco, quello che avevo scritto scritto e quello che stava accadendo sia nella mia vita che intorno a me. Trovo che questa frase sia perfetta poiché ha all’interno un doppio significato: se ti ami così forse è meglio che non ami il prossimo tuo».

Poi c’è Proci in cui Manuel non risparmia attacchi al suo ambiente (“Amici miei che usano il pensiero radicale per darsi un senso perdonarsi”). «In questo inciso parlo della scena alternative, ma non solo: parlo dell’intelligentia milanese e anche di quella romana. Grazie alla televisione, anzi meglio, per colpa, ho avuto l’onore di partecipare ad un po’ di cene e salotti e mi sono reso conto della disgrazia culturale nella quale stiamo sguazzando in questo momento. C’è stata una destrutturazione culturale negli ultimi trent’anni pazzesca per cui anche le persone che hanno curiosità per la cultura in realtà la stanno trattando molto male. Anche in ambito musicale c’è troppa gente che fa musica solo per il consenso, che compone pensando a quanti numeri farà». Mentre sul Festival di Sanremo e sui rumors degli ultimi giorni risponde con un secco: «Se mi offrono un transatlantico d’oro posso anche pensarci, ma io in gara non ci vado. Io ho già vinto Sanremo, ve ne siete accorti? Ci sono andato con i Måneskin e credo in quel momento di aver fatto qualcosa di significativo». E a proposito dei Måneskin, Manuel aggiunge un paio di considerazioni: «Io penso che funzionino ed abbiano funzionato sino a questo momento per delle motivazioni abbastanza magiche e non per dei progetti fatti bene. Quindi vedo come un grandissimo pericolo ogni cambiamento che viene fatto a qualcosa di magico».

Cristina Torti
Autore

Da che ho memoria ricordo di amare la musica. Mi piace scrivere, adoro il cinema e le serie tv. Da qualche anno mi dedico anche alla fotografia con una particolare predilezione per gli eventi live.