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Sulla macchina del tempo con Kid Cudi

Se apro il mio profilo Spotify, i “brani che ti piacciono” di Kid Cudi sono ottanta. Se guardo al mio avambraccio sinistro, il tatuaggio con il suo logo è ancora lì, tutt’altro che sbiadito. A essere leggermente sbiadita è la pelle d’oca di ieri sera, anche se non del tutto; perché lo show di Kid Cudi al Fabrique è stato un regalo vero per i fan di lunga data. Più di un decennio di musica compresso in una scaletta che, in poco più di un’ora, ha parlato al cuore di chiunque abbia mai apprezzato l’arte di Scott Mescudi. Il nativo di Cleveland ha parlato a più riprese con il pubblico, spesso a cuore aperto, senza mai celare la fragilità che lo ha reso un punto di riferimento per tantissimi che, come lui, si sentivano persi, smarriti, in difficoltà. E, quindi, pazienza se Day ‘N’ Nite non è finita in scaletta. Ci ha confortato molto altro: la consapevolezza che la genuinità di Kid Cudi è quella che traspare dalla sua musica, non è artefatta. Man on the moon, man of the people.

1. Entergalactic resta solo sul piccolo schermo

Entergalactic, l’ultima fatica discografica di Kid Cudi, non ha trovato spazio all’interno della scaletta. La colonna sonora dell’omonima opera di animazione è un progetto atipico nel catalogo di Kid Cudi, vista anche la sua natura cross-mediale; forse per questo non ha trovato spazio nello show.

2. King Chip sul palco con lui 

Nella prima parte dello show, Kid Cudi è stato raggiunto sul palco da King Chip, da lui chiamato anche Chip Tha Ripper. Si tratta di un rapper di Cleveland, amico e collega di lunga data di Cudi, apparso in gran parte dei suoi lavori – dal primo mixtape A Kid Named Cudi fino ai primi Man on the Moon – che in carriera ha accumulato collaborazioni di spessore come quelle con Akon, Freddie Gibbs, Big Sean, Currensy.

3. Un’ora abbondante su una macchina del tempo

La scaletta dello show è riuscita nell’impresa di rendere giustizia al percorso musicale di Kid Cudi. Partendo da Man On The Moon III, il live ha dato spazio a classici, capolavori e chicche sparse lungo tutta la discografia di Kid Cudi: Marijuana e Mr. Rager di Man on the Moon II: The Legend of Mr. Rager, l’epica Sky Might Fall del primo capitolo, e hit immortali come Memories e Pursuit of Happiness.

4. Esclusi eccellenti

Sebbene sia impossibile riassumere una carriera più che decennale in uno show da poco più di un’ora, qualche caposaldo della discografia di Kid Cudi è effettivamente rimasto fuori dalla scaletta. Day ‘N’ Nite è indubbiamente l’assente per eccellenza, ma ha stupito anche la mancanza di The Scotts, il più grande successo degli ultimi anni di Cudi. Nessuna traccia di Kids See Ghosts, purtroppo, a confermare l’apparentemente insanabile rottura con Kanye.

5. The Prayer 

Dopo aver apparentemente chiuso lo show con Pursuit of Happiness, Kid Cudi è tornato sul palco dopo qualche minuto di silenzio, annunciato che «non potevo lasciarvi così». A quel punto ha dato il là alle ultime due canzoni dello show, iniziando con The Prayer. Estratta dal suo mixtape d’esordio A Kid Named Cudi, fino alla re-edition del 2022 The Prayer non esisteva sugli store digitali, se non su YouTube. Per fortuna non è più così! Canzone intima e tra le più struggenti e malinconiche di Cudi, è costruita su un sample di The Funeral dei Band Of Horses; se il titolo vi suona familiare, è perché è un brano che ha fatto la fortuna delle colonne sonore di molte serie tv, ultima fra tutte la nostra Strappare lungo i bordi.

Riccardo Primavera
Autore

Classe 1995, nato e cresciuto tra Abruzzo e Umbria, trapiantato a Milano da quattro anni, Riccardo Primavera lavora da quasi dieci anni nel mondo della musica. È responsabile della comunicazione, addetto stampa freelance, contributor e responsabile dei contenuti per Italia Music Lab. Si occupa anche di comunicazione, A&R e strategia per progetti musicali legati al mondo rap e urban.