dark mode light mode Search Menu
Search

Salmo sarà vecchio per il rap, ma non lo fotti dal vivo

“Sarò vecchio, ma non fotti in live”, rappava in “Flop”. A 38 anni, il più hardcore dei rapper italiani ha riconfermato tutto questo.

Fiamme, teschi e poghi fra il pubblico. Un live esplosivo, figlio del concerto che quest’estate lo ha visto diventare il primo rapper italiano ad esibirsi a San Siro con un concerto tutto suo. Lo spettacolo di Salmo al Forum non suona troppo rap, eppure convince tutti. Si espande verso il punk-rock nella prima parte, con arrangiamenti che attraversano gli anni Ottanta hard e glam, i Novanta spigolosi e crossover, una spruzzata di punk e rockabilly e una generale atmosfera piuttosto dura e cupa, è incredibilmente acustico nella seconda, intima e coinvolgente, e si trasforma in un deejay set nella terza, con DJ Damianito agli scratch ed effetti luci che trasformando il Forum in un gigantesco dance floor – segmento forse un po’ forzato, ma di cui Jovanotti andrebbe sicuramente fiero. Sulla carta un cortocircuito sonoro, nei fatti uno show estremo. Grazie ad una tale contaminazione musicale, supportata da altrettanta ricerca, è un live in grado di mettere d’accordo tutti. Ma d’altronde la scelta è coerente con la sua evoluzione recente. Salmo è uno che, rispetto alla stragrande maggioranza dei colleghi italiani, continua a fare musica senza alcuna sovrastruttura, dando sfogo ad ogni sua ispirazione artistica, fregandosene di canoni e trend, ma al tempo stesso, sa benissimo come far divertire.

Non stupisce quindi che il suo Flop Tour abbia ripreso da dove si era interrotto: dai sold out. E pensare che Flop era nato in piena pandemia e aveva inevitabilmente risentito di tutti i condizionamenti del periodo lockdown. Ad oltre due anni dall’uscita del disco, Salmo ha aperto ieri sera una seconda tranche di concerti, tornando a Milano per la terza volta in meno di dieci mesi e collezionando il terzo tutto esaurito. Nessuna doppia voce, se non la coda di cori che dalla platea accompagna ognuno dei ventinove pezzi in scaletta, come una naturale amplificazione. Senza artisti in apertura né tantomeno ospiti durante lo spettacolo – inusuale per i tempi moderni. Da un lato, chiunque fosse salito sul palco difficilmente avrebbe retto il confronto diretto con lui, per precisione, intonazione, metrica ed esplosività del cantato. Oltre a luci e scenografie eclettiche, visual 3D – curati nei dettagli da Andrea Folini – ed effetti speciali, è un discorso che riguarda la tecnica, la capacità di esibirsi su un palcoscenico. Atto nel quale detiene legittimamente il primato (almeno in Italia). Il secondo motivo che giustifica la scelta è dato dal fatto che al fianco di Salmo, dietro Salmo, con Salmo ci sono Le Carie, la band che si muove sincronicamente con lui ed è anch’essa protagonista assoluta dello show, tanto nel crossover metal-rap quanto, forse ancor di più, nella seconda parte di live, in cui viene ripreso il progetto Unplugged di qualche mese fa.

L’esibizione della band, senza la quale uno show del genere non sarebbe nemmeno pensabile, vale un buon pezzo del biglietto. Stiamo parlando di Frenetik alla chitarra, tastiere e dirige d’orchestra generale, Jacopo Volpe alla batteria, il chitarrista Marco Azara, il polistrumentista Verano e Davide Pavanello dei Linea 77 al basso. Una squadra perfettamente oliata che gestisce ogni secondo dello show e che si sente parte dello show stesso. “Sarò vecchio, ma non fotti in live”, rappava in Flop. Ieri sera, a trentott’anni, il più hardcore dei rapper italiani ha riconfermato tutto questo: se dopo oltre due ore di show, intervallate da rarissime pause, nessuno sembra avere voglia di fermarsi, significa che l’esperimento crossover ha funzionato. Le luci del Forum si spengono, Salmo ne esce ancora una volta da eroe: il suo show si conferma prepotentemente tra i migliori live italiani in circolazione, strappando quei «ne vale sempre la pena» che garantiscono passaparola e affiliazione, sempre cari ad un artista fuori da ogni schema.