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Ed Sheeran è uscito dal buio

Ed Sheeran ci è riuscito con un disco che non sembra essere pensato per gli altri, men che meno per seguire delle logiche discografiche.

Pur scostandosi profondamente dalla sua produzione degli ultimi undici anni, Subtract è forse il capitolo più vulnerabile di Ed Sheeran. Non è solo l’ultimo nella sua era decennale di album matematici, ma anche un ritorno alle sue più profonde e intime radici cantautoriali. Sheeran afferma di averci lavorato per ben un decennio, cercando di creare l’album acustico dei suoi sogni, scrivendo, componendo, registrando e plasmando ciascuna canzone con l’intento di riflettere al meglio il suo percorso artistico. Eppure il 2022 è stato un anno che a suo modo, tra una canzone e l’altra,  ha visto il cantante confrontarsi con una lunga serie di demoni: la battaglia in tribunale per difendere la sua integrità artistica, un tumore diagnosticato alla moglie e la morte di Jamal Edwards – il suo migliore amico e fondatore della piattaforma SB.TV, che ha lanciato la carriera di numerosi artisti emergenti nella scena musicale britannica – lo hanno spinto a ricadere in un baratro nel quale non avrebbe mai immaginato di finire.
In questo frangente, Subtract ha assunto la forma e i connotati di un disco terapeutico, in cui la visione della vita e della stessa arte si sono mescolate lasciando il passo al dolore, alla rabbia e all’impotenza di Sheeran.

«Trovo che ci sia qualcosa di veramente super terapeutico nello scrivere su un foglio di carta tutto quello che passa per la nostra mente senza sentirsi giudicati, per poi trasformarlo in una canzone. Cosa mi motiva più di tutto? Ancora una volta dico scrivere, comporre ed esibirmi dal vivo. Trovo la motivazione giusta nella passione che riverso nella scrittura e quando faccio un concerto», racconta rispondendo ad alcune domande per la stampa italiana. Ascoltando Subtract per la prima volta, si sente indubbiamente la cifra stilistica che accompagna il principe del pop fin dalle sue origini. Per scavare a fondo nel suo vaso di Pandora umano ed emotivo, il musicista ha scelto di avvalersi dell’aiuto di Aaron Dessner dei National, già noto nell’industria del pop per aver collaborato ai due dischi pandemici di Taylor Swift. Insomma, uno di quei nomi che non puoi lasciarti scappare sia per la sua scrittura evocativa, sia per il suo talento come producer. Dessner ha la grande capacità di aiutare ciascun cantante con cui ha il piacere di collaborare, a sviscerare tutto quello che passa per la loro mente. Ed è proprio per questo motivo che il flusso creativo tra i due li ha portarti a scrivere trenta canzoni nell’arco di un solo mese, realizzando un progetto che unisce brani acustici ed orchestrazioni super curate.

L’album è letteralmente un diario aperto, che aspetta solo di essere sfogliato e compreso. Dal tema del ricordo di una persona cara in Eyes Closed alla resilienza in Boat e Life Goes On; dalla consapevolezza del termine della propria gioventù (End of Youth) al desiderio di nascondersi per cancellare tutto quello che ci circonda (Curtains), cercando ostinatamente quel raggio di sole che possa fare la differenza (Spark) e ci permetta di proseguire nel nostro cammino, ma senza il pensiero di aver lasciato indietro la nostra essenza. La traccia più struggente rimane Salt Water, in cui si parla apertamente di depressione e suicidio e nella quale l’autore di Shape Of You si espone come mai aveva fatto prima d’ora. «Le canzoni più significative all’interno di questo nuovo album sono sicuramente Boat, che è stata la prima canzone che abbiamo scritto io e Aaron. Per rappresenta il turning point del disco. E poi ci sono Sycamore e No Strings, due pezzi veramente significativi per me e per il percorso che ha portato alla nascita di Subtract. Mi sono emozionato a scriverli e credo che riassumano perfettamente il senso e lo spirito del progetto». Essendo sempre stati abituati ad un pop scanzonato e prettamente romantico, sentire Ed Sheeran in questa nuova veste è una piacevolissima sopresa, nonché un attestato della sua piena maturità artistica e delle libertà creative che si è sentito di prendere lavorando a Subtract con Dessner.

Si potrebbe dire che abbia scelto di spogliare la sua musica, sottraendo tutto il superfluo, dal generale al particolare. All’apparenza non sembra essere un disco pensato per gli altri, men che meno per seguire delle logiche di mercato, e forse è anche per questo che finisce per stupirci ed emozionarci. A trentadue anni Ed Sheeran ha narrato la sua perfetta vita imperfetta, regalandoci un album principalmente di pancia e cuore, dove il senso di paura, smarrimento e disperazione si trasforma in speranza, coraggio e volontà di trovare una luce in fondo al tunnel della propria vita. Pur sapendo che un mostro – proprio come nel videoclip di Eyes Closed – è sempre in agguato, sta a noi riuscire a domarlo. Sta a noi trovare la chiave per uscire dalla nostra scatola buia, magari trovando anche conforto nelle parole di Ed. «Questo è proprio il tipo di musica che ho sempre fatto e con cui mi sono avvicinato a mia volta a questa professione», spiega. «Una volta che diventi famoso hai la possibilità di percorrere strade diverse e sperimentare. Non penso che sarei stato preso seriamente se avessi fatto questo disco agli inizi della mia carriera, ma per fortuna ho avuto la possibilità di sperimentare tantissimo negli ultimi tredici anni della mia vita. Mi sento di dire che questo progetto chiuda un cerchio».