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I Muse e la ribellione di “Will of the People” in scena a Roma

I Muse a Roma hanno portano sul palco gran parte di “Will of the People”, tra richiami alla ribellione e atmosfere “Blade Runner” (senza però rinunciare del tutto a qualche momento Coldplay)

«Roma quest’anno me sembra Glastonbury», sento dire da qualche seggiolino più su. Della serie: e chi li aveva mai visti nella Capitale Depeche Mode, Sting, Arctic Monkeys e Muse nella stessa settimana? Quattro pilastri del rock inglese per cui vale persino la pena affrontare il caldo della settimana più torrida dell’anno. I Muse entrano sul palco con un ritardo di cinquanta minuti – «A causa del caldo senza precedenti previsto, abbiamo posticipato l’orario delle esibizioni il più tardi possibile. Vi preghiamo di prendervi cura gli uni degli altri», avevano scritto su Instagram – portando una scaletta che parte dalla più recente Will of the People, introdotta da un video che richiama le atmosfere di Blade Runner, e va a ritroso attraversando ventiquattro anni di successi: Hysteria, Stockholm Syndrome, Thought Contagion.

Se con Drones, nel 2015, avevano inaugurato l’era dei concerti tecnocentrici (quel tour si apriva con i droni sferici lanciati da una griglia in stile stazione spaziale) con il Will of the People Tour i Muse tornano ad una dimensione più sobria che – grazie alla lunga passerella che taglia in due il prato e soprattutto alla non presenza di prati gold e aree vip sottopalco (scelta alquanto insolita di questi tempi) – li mette a contatto diretto con il pubblico. Lo show attraversa i temi e l’iconografia dell’ultimo disco che segue la narrazione di un gruppo di ribelli che affrontano personaggi demoniaci. Certo, non tutto risulta coerente: dalla richiesta di “we need a revolution”, si passa infatti pochi minuti dopo a Verona in pieno stile Coldplay, con tanto di coriandoli sparati sopra i ventimila del parterre, per poi tornare nuovamente alle atmosfere distopiche che hanno caratterizzato gli ultimi lavori in studio della band.

I Muse attingono dal loro intero catalogo, trascurando solo il primo album, Showbiz (da cui estraggono solo la title track), ma sono i cavalli di battaglia ad incendiare (metaforicamente ma anche letteralmente) il mega-palco sotto la Tribuna Tevere: Time Is Running Out, Madness, Supermassive Black Hole e Starlight. Centrale in scaletta però è il nuovo disco: otto dei venticinque brani sono tratti da Will of the PeopleComplicance, We Are Fucking Fucked, You Make Me Feel Like It’s Halloween sono solo alcuni – a conferma di quanto Matthew Bellamy e soci tengano ad ogni loro progetto in studio. Il gran finale è composto dalla potente combo di Kill or Be Killed e Knights of Cydonia. Si congedano con un «we love you Roma», non prima di essersi regalati un ultimo bagno di folla sulla passerella.