Opinion musica

Lady Gaga, this is your song

La natura del suo nome d’arte, spesso e volentieri soggetta a critiche, la conosciamo un po’ tutti: «Voglio rappresentare per la musica ciò che Radio Gaga ha rappresentato per i Queen». Dopo aver ascoltato la sua interpretazione, di certo, si sarebbe potuta chiamare Lady Song e nessuno avrebbe potuto metter bocca.

Non saprei dire se Your Song rientri nella top 100 dei singoli più iconici del romantic pop britannico (e se sì, quale posizione occuperebbe) ma è chiaro che quando si pensa di fare una cover di un mostro sacro come sir Elton John, un po’ di pressione e remore legate all’inevitabile prospettarsi di confronti si viene senz’altro a generare, anche – e forse soprattutto – se il tuo nome è Lady Gaga. Ma la verità è che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” e, già dopo il primo ascolto, l’impressione è che zio Ben si riferisse proprio alla nostra Germanotta. Una interpretazione struggente dalla veste musicale quantomai delicata e raffinata, realizzata – proseguendo con la metafora sartoriale – con una seta pregiata (l’accompagnamento col pianoforte) ed uno strascico prezioso che le si adatta e la valorizza al meglio (il tappeto d’archi che sale verso la fine del brano).

Insomma: lungi da me dire frasi profane del tipo, “Your Song di John eclissata da Your Song di Gaga ma senz’altro non trovo azzardato dire che se il primo è il padre del pezzo, la seconda è sicuramente la zia di primo grado. Perché è vero, Your Song la cantiamo tutti a squarciagola con un accendino in mano, ma quella di Lady Gaga sembra quasi un sacrilegio sporcarla con la nostra voce, a prescindere dalle capacità canore che si posseggano.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.