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Achille Lauro: «Sono io il nuovo Vasco Rossi»

Per registrare il nuovo album Achille Lauro ha affittato una mega villa che ha trasformato in un villaggio senza regole. «Il rap e i rapper italiani sono imbarazzanti», dice

Per registrare il nuovo album Achille Lauro ha affittato una mega villa che ha trasformato in un villaggio senza regole: «Avevamo dentro dieci chili di marijuana (e un’altra decina di droghe ndr.)». All’interno ha costruito tre studi di registrazione che hanno ospitato qualcosa come quindici musicisti e un centinaio di persone, tra amici e colleghi. «Abbiamo partorito la musica in modo diverso, senza pensare a quello che piace alle persone ma a ciò che piace a noi», mi racconta alla vigilia dell’uscita di Pour l’Amour. Un lavoro per prendere definitivamente le distanze dal rap e dalla trap: «Il rap e i rapper italiani sono imbarazzanti, anche se all’inizio ci siamo ritrovati per errore in quel campionato. La cosa che più mi fa incazzare è che esaltano una realtà che non gli appartiene e le persone che veramente vivono in quelle realtà sono le prime che sognano di uscirne». Il cambio di direzione sarà ancora più evidente con l’inizio del tour autunnale: Achille e Boss Doms (il suo produttore ndr.) stanno lavorando per passare da una formazione cantante e deejay a una cantante e band. Una formazione alla Judas Priest che Achille sogna di portare in futuro a San Siro.

Insomma, Pour l’Amour è un viaggio psichedelico all’interno del suo pianeta con un approccio stilistico quasi cantautoriale. Lo si capisce quando parte Penelope, l’ultima traccia del disco nonché il brano più radiofonico dell’intero lavoro. Il testo sembra essere uscito dalla penna di Coez la melodia invece sembra essere stata ideata per andare a Sanremo: «Anche nei pezzi più pop manteniamo la nostra anima. Andare a Sanremo sarebbe una figata. Io non ho nulla contro la televisione e i talent. Quello che critico di Sanremo è che gli artisti spesso portano brani studiati per diventare delle hit, mentre secondo me si dovrebbero portare semplicemente delle belle canzoni. A me le canzoni sole, cuore, amore, spiaggia, palme fanno schifo».

Ho percepito un bel cambio di sound o sbaglio?
La mia carriera è basata sulla sperimentazione. Quando vedo che iniziano a nascere dei miei cloni mi butto su un altro genere con lo scopo di dettare nuove mode. Insomma, ho le idee chiare su dove voglio andare.

Quindi un po’ di paura di essere copiato ce l’hai?
In realtà per noi è una cosa figa. Quando le persone ci copiano noi stiamo già due dischi avanti. Per dire: io ho già altri due album pronti che non c’entrano nulla con Pour l’Amour né tantomeno tra di loro. La nostra musica è basata sullo sperimentare e sull’anticipare le mode. Per il nuovo lavoro abbiamo preso spunto dal passato, dalla musica anni Settanta e Ottanta.

Nel disco c’è anche un pezzo con Cosmo, chi ha cercato chi?
Me l’ha presentato Boss Doms. In realtà siamo molto simili, entrambi abbiamo carriere che uniscono diversi generi. Ne è uscita una canzone (Angelo blu ndr.) di spessore, sia dal punto di vista del sound sia del testo; il brano parla di un amore sofferto visto come una dipendenza. Poi comunque io sono un mega fan di questa nuova ondata indie che si sta sviluppando tipo Calcutta e Coez.

Quindi ci dobbiamo aspettare un featuring con Calcutta?
Ti dico la verità, mi sento molto di più cantautore che rapper. Oltre aver dettato le tendenze a livello stilistico e di sound, nella nostra musica c’è sempre stata una ricerca quasi maniacale del testo come d’altronde accade nell’indie. Il nostro è un cantautorato stronzo (ride).

Mi stai dicendo che ascolti il cantautorato?
Noi (AchilleBoss Doms ndr.) ci ascoltiamo Mina, Califano oltre ovviamente ai classici Nirvana, Hendrix, Jim Morrison e miliardi di altre rock band. Ad esempio, per la copertina del disco ci siamo ispirati a David Bowie e alla sua ambiguità sessuale. Noi prendiamo un po’ spunto da tutto quello che non va di moda (ride).

E proprio come gli artisti della nuova scena cantautorale italiana, Achille ha scelto di non sporcare la sua arte con la politica: «Una canzone contro Salvini? Non la farei mai. Della politica ordinaria non me ne fotte assolutamente un cazzo. Nelle mie canzoni incito la gente ad usare il proprio cervello per prendere decisione e a fottersene di tutto e tutti». Il futuro? Achille Lauro ha già pronti due dischi che «non c’entrano nulla con Pour l’Amour né tantomeno tra di loro». «Come tutti gli artisti so come saranno i prossimi dischi, come si evolverà la mia musica ecco perché quando gli altri rapper mi copiano io ci rido sopra. Il mio sogno? Raggiungere palchi giganti come gli stadi e perché no, un bel tour mondiale».

Sfera Ebbasta ha dichiarato che i rapper sono le nuove rockstar, sei d’accordo?
In realtà questa cosa l’ho detta io tre anni fa. Questa è la prova che tutta la nuova scuola di trapper sono figli miei. Tutti hanno attinto dalla mia identità, dalla mia anima e dalla mia arte e si sono creati il loro personaggio. Adesso iniziamo a mettere i puntini sulle i.

Quindi vi sentite un po’ i nuovi Vasco Rossi.
Io sono il nuovo Vasco Rossi.

Il tuo rapporto con i fan com’è?
Bellissimo. Ad esempio, per il video di Thoiry ho chiamato a rapporto tutti i miei fan al Duomo e per un’ora non ci sono state regole al centro di Milano. Quella sera abbiamo trasmesso esattamente quello che siamo, ossia che ce ne fottiamo di tutto e viviamo con il solo scopo di divertirci… non di certo per apparire.

Tutto l’opposto di quello che pensano i tuoi competitor.
Io non li chiamerei competitor ma coetanei. I miei competitor sono altri tipo gli Oasis (ride). Comunque sì, questa purtroppo è l’era in cui conta che vestitino hai addosso e non conta un cazzo la musica. E ci può stare, sia chiaro. Quello che posso dirti è che l’occhialetto del cazzo da donna lo puoi comprare, lo puoi copiare, però la musica non è acquistabile. Quindi è importante capire se si vuole fare il musicista o il fashion blogger.