Concerti

Thegiornalisti, la rivendicazione di un amore pop

Nel corso di una carriera musicale ci sono sostanzialmente due tipologie di momenti: quelli che segnano una svolta, un caposaldo, e quelli che consacrano invece una conquista. Il concerto romano dei Thegiornalisti risulta un po’ come un momento transitorio in quella evoluzione che è iniziata proprio al Palalottomatica, tuttavia porta in scena tutta la perizia e la sicurezza ottenuta e consolidata nell’ultimo anno solare.

Per chi come me ha visto il trio romano fin dalle prime mosse nei club (e ancora prima nelle piazze), risulta strano vedere Tommaso, Marco Rissa e Marco Primavera stare su quel palco. Si tratta del primo concerto in cui l’impressione è di aver davanti delle pop star e non dei ragazzi che ce la stanno facendo. Dopo Overture Paradiso si mostra al suo popolo in modo solenne, da supereroe fiero e consapevole esce dal buio di un Palalottomatica vestito d’ombra, è a suo agio, sereno, sta lavorando. E infatti canta Zero stare sereno perché ormai il suo stress è quello di fare ordine in giardino e prendere i treni, non certo cantare di fronte ad un palazzetto completamente sold out (“E invece la casa è un casino/Il cane è da solo/Pulire il giardino/Domani c’ho un treno/Zero stare sereno”, canta).

Arrivano in sequenza brani degli ultimi due album in studio, con un pizzico del Tuo maglione mio che delizia i pochi senatori della prima ora. Eh sì, perché neanche il pubblico è quello dei club, è quello di Riccione, ma questo non è un aspetto negativo. La musica finisce d’essere un gioco nel momento in cui diventa un lavoro, e il lavoro della musica ha come prima regola quella di arrivare a quante più persone possibile. Quando suona Love si gonfiano i cuori di tutti e quattro mega palloncini a forma di lettere (indovinate quali?). I Thegiornalisti riescono a far buttare via il cellulare ai fan per avere entrambe le mani libere per disegnare due mezzi cuori. E forse questo è un segnale al popolo dell’impulso ossessivo compulsivo da Instagram; l’amore, esatto, il buon vecchio amore, vincit omnia.

Thegiornalisti a Roma, foto di Valeria Magri

Tommy ci lascia il suo inno e ci fa fare l’ultimo (non ultimo) grido della notte per poi arrivare, con una chitarra arcobaleno rubata di nascosto a Chris Martin, al momento nostalgia; in sequenza Io non esisto, Proteggi questo tuo ragazzo e Fine dell’estate. Personalmente il punto più alto del concerto per il valore emotivo che hanno nella mia vita. Ma anche Tommaso è cambiato, non c’è più una donna per la quale lui non esiste, c’è un amore solido, un desiderio di fare qualcosa di serio, adulto, maturo. Peccato che invece lui voglia ancora le piccole grandi cose, tipo una casa al mare e rivedere sua madre.

Ma per gli amici di vecchia data c’è ancora Promiscuità, che vince il ballottaggio con Mare Balotelli che va (anche qui) in panchina se non in tribuna fino a tour da destinarsi. Forse perché i giovani di oggi si vestono di merda fa un po’ ridere se detto con le ciabatte della Fila e il berretto da rapper (si fa per dire, visto che stavolta Paradiso è in look total black). Fatto sta che ci sono ancora un sacco di perle vecchie (ma non vecchissime) e nuove ancora da ascoltare. L’ultimo giorno della Terra, che è un diamante allo stato grezzo, Completamente che nell’immaginario comune è il secondo termine dell’equazione Thegiornalisti =, Tra la strada e le stelle, cioè il brano più bello mai scritto dalla band, Questa nostra stupida canzone d’amore che fa venire la pelle d’oca anche ai passamano del palazzetto e Senza che insieme a Non caderci mai più rappresenta una coppia di brani rimasti un po’ nel limbo ma che invece raccontano benissimo quella parentesi di silenzio durata relativamente poco tra Completamente Sold Out e Love.

È giunto il momento che in molti odiamo ma che tutti cantiamo: quello del mezzo panino a Berlino e dei vocali di dieci minuti. Uno ci prova a non cantare, ma come già detto, molti sono lì per quei due brani, per cui, con la speranza che domani crescano le vendite, o quantomeno gli ascolti di Vol. 1, mi rassegno a quella che è di fatto la realtà, una realtà (spesso) ultra pop e discografica, in grado di suggestionare tutta Italia con ballate d’amore e non, punto. Tra le due hit c’è il tempo di fare un salto nella grande mela, la tratta RiccioneNew York, nel complesso passa in fretta e poi destro, sinistro, ritmo, ritmo, arriva la parte che preferisco, non Felicità puttana (ovviamente), ma Dr. House, il brano più intenso di Love.

Thegiornalisti a Roma, foto di Valeria Magri

Tommaso non ha fatto uno show molto curato dal punto di vista dei visual, anche lo stage non racconta molto di più dell’ultimo appuntamento nella stessa venue, ma la sua (seconda) entrata in scena fa invidia anche al miglior Michael Jackson. Il frontman ed il suo pianoforte raggiungono il palco da una botola ed un elevatore. Un falso inizio dell’ultimo brano (sia del concerto che dell’album) e una piccola stecca per la quale Tommaso si scusa sottovoce ma, per dirlo con le sue parole «è bello così», ed è emozionante l’outro full band più sezione archi e fiati, neanche la Korea del Nord potrà fermare tutto questo, aveva ragione lui.

E che piaccia o no a noi ascoltatori della prima ora, Tommaso e compagni hanno raggiunto la vetta e non hanno intenzione di scendere, arrivare a tanti non vuol dire vendersi, cantare d’amore non è sempre banale e coinvolgere in un videoclip Alessandro Borghi è un vanto, non un’escamotage. L’arena si svuota, il popolo canta, compra merchandising, domani i tatuatori di mezza Roma si ritroveranno a scrivere le frasi che qualcuno che conoscono, o magari loro stessi, hanno cantato durante questa prima magica notte capitolina. A cambiare non sono stati soltanto loro, ma i nostri pregiudizi; quando Paradiso sente una bestemmia tra il pubblico ammonisce il fan, questo gesto che oggi risulta molto Papa Francesco addicted sarebbe stato preso come una battuta molto indie qualche tempo fa.

Stesso dicasi per il tentativo di appacificazione delle due fazioni calcistiche romane quando parte Forza Lazio alè, oppure quando Tommaso (da lazialissimo) dice «rosso come il core mio», citando un pezzo di Roma Roma Roma del suo beniamino Antonello Venditti (a cui dedica anche un pezzo in scaletta) che calcisticamente, come tutti sappiamo, è dell’altra sponda del Tevere. Tutto questo Love nel complesso è bello perché spontaneo, è il fil rouge che connette e esplica contemporaneamente la serata, la carriera e soprattutto il momento esistenziale che Paradiso sta vivendo.

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Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.