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Bono Vox, il Buzz Lightyear del rock

Seguo gli U2 da anni e ho avuto l’onore di partecipare più di una volta ai loro show. Ma mettendo da parte il tifo e le considerazioni parziali che ne possono derivare, ecco un parallelismo tutt’altro che usuale che spero mi aiuti a spiegarvi come risponderei alla domanda: come fanno gli U2 a battere sempre gli U2? Avete presente la Pixar? Ebbene, Pixar non è solo il leader del settore cinematografico rivolto alle famiglie, ma un case study che un docente universitario di marketing non può non tirare in ballo nelle proprie slide. Questo perché l’azienda detiene un record incredibile: quello di essere riuscita ad aumentare le proprie vendite ad ogni produzione, in un crescendo impressionante e inaspettato. Ma cosa c’entra questo con la band di Dublino?

Presto detto. Il Live Aid del 1985 è il Toy Story della carriera live di Bono e compagni. Come recentemente emerso da alcune indiscrezioni su Ed Sheeran, dopo Wembley sembra impossibile trovare la forza di lavorare per fare qualcosa di più grande, ma per la band irlandese quello fu solo il primo gradino di una scala il cui ultimo piolo non esiste ancora. E infatti poi è arrivata la ZooTv, una discarica di rifiuti umani della società statunitense a cielo aperto. Probabilmente la forma più plateale di denuncia sociale ad essersi manifestata in ambito musicale. Questa tournée rappresenta il Monster & Co. degli U2.

A quel punto era lecito aspettarsi un calo di share, perché si sa, quando le aspettative crescono, i risultati che ne conseguono, finiscono per segnare l’inizio di un progressivo declino. Ma non è così per Pixar, e ovviamente non è così per gli U2. Arriva Alla ricerca di Nemo e i cuori esplodono (di nuovo). Questo film d’animazione segna la storia e consacra definitivamente nell’Olimpo dei grandi Mr. Lasseter (della quale vita privata non mi soffermerò in questo articolo malgrado i fatti recenti di cui certo saprete). E così la band torna a casa (Go Home, live from Slane Castle, Ireland), in quello che per molti è l’evento più significativo della storia del gruppo.

Sette anni dopo l’apoteosi: il più maestoso esempio di palco a trecentosessanta gradi della storia. The Claw (l’artiglio) – questo il nome del pachidermico stage progettato da Willie Williams – è alto cinquanta metri e (ne sono testimone oculare) sporge per buona parte al di sopra degli stadi in cui viene costruito. Nello stesso anno esce Toy Story 3, e grandi e piccini non possono che prostrarsi di fronte alla capacità di Pixar di emozionare. A quel punto sembra proprio il caso di tirare i remi in barca e ritirarsi a vita privata, certi di aver consegnato al mondo un patrimonio e una eredità pesante.

Ma l’ultimo capitolo della storia per gli U2 è il ritorno negli stadi per celebrare The Joshua Tree e, oh my god, ci risiamo: il restyling è sublime ma porta ancora addosso un po’ di quel fine anni ottanta che lo vide nascere. I visual interagiscono con la scaletta, sembra tutto così perfettamente in sincrono. Come il senso di perfezione che si evince guardando Inside Out di casa Pixar, che ottiene la statuetta più importante del mondo cinematografico. Ora Pixar sta sbancando ai botteghini con le sue ultime storie, e gli U2 continuano a scrivere la loro con un Bono che ogni giorno che passa assomiglia più a quel Buzz Lightyear che, in fondo, i super poteri ce li aveva.