Opinion musica

La crisi di mezza età di Woodstock

Miley Cyrus è cambiata e continua a cambiare disco dopo disco, andando verso una direzione che solo lei conosce. Gli eccessi e il twerk di qualche anno fa, quando si presentò al mondo nuda su una palla demolitrice, sembrano ormai lontani: è passata per il country, per il pop e ora torna con un nuovo EP intitolato She Is Coming, primo tassello di un progetto più grande dal nome She Is Miley Cyrus. Sulla copertina indossa una maglietta con scritto Nevermind, come diceva quella band nata, bruciata e spentasi negli anni novanta.

Che poi il verbo spegnersi è improprio, visto che quell’eco sofferente ci arriva ancora, e forse oggi, nel 2019, più che mai. Miley suonerà quest’estate per il cinquantesimo anniversario di quello che è stato uno dei più grandi concerti della storia, che cambiò le sorti del rock e della musica moderna. Come Miley tanti altri artisti giovani e talentuosi, tra cui i Greta van Fleet, band che si ispira chiaramente ai Led Zeppelin, e ancora colonne portanti come Jay-Z e Imagine Dragons. I dubbi e le perplessità sorgono proprio qui, quando vediamo una lunga lista di nomi appartenenti al mondo del pop esibirsi su quello che un tempo fu l’olimpo del rock.

A prendere le redini oggi sembrano essere proprio le major, proponendo i propri artisti come ciò che non sono (non sempre, ma spesso). C’è ormai questo culto del parallelismo, del confronto con il passato e il presente, di quale siano le rockstar di oggi, o meglio, a quali rockstar assomigliano gli artisti di oggi. E non può e non deve essere una forzatura. In Italia abbiamo Ketama126, spesso paragonato a Kurt Cobain. Sì, la sua musica è sofferente come quella dei Nirvana, ma si sa che alla base del talento e della virtù artistica c’è sempre una nota di sofferenza, più o meno profonda che sia. Parlare dei Nirvana e di Ketama126 solo per le note depresse che li accomunano è riduttivo e forse anche fuori luogo.

Miley Cyrus

Stesso discorso vale per i già citati Greta Van Fleet, che non assomigliano ai Led Zeppelin solo perché suonano scalzi. C’è un discorso di major, di uomini con la cravatta che prendono decisioni per guidare questi giovani artisti, un discorso che si discosta dalla musica, un movimento che potrebbe essere definito con una frase, tipo: se c’è poco di nuovo, allora meglio agganciarsi al vecchio. Giusto o sbagliato che sia, siamo dentro questa nuova modernità, e Miley Cyrus è sicuramente tra le protagoniste. Si esibirà a Woodstock 50 in un caos di nuovo e vecchio, un ponte scricchiolante tra passato e presente e a noi non resta che aspettare e vedere.

Stefano Locchi
Autore

Nato nel decennio sbagliato ma comunque ventitré anni fa, a Stefano piace suonare, scrivere e fare qualsiasi cosa possa entrare in uno scaffale. Da grande vuole avere a casa un grande scaffale dei ricordi, oppure suonare la chitarra sopra il prossimo muro di Berlino.

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