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“Lover” è la giusta dimensione di Taylor Swift

L’ultimo album di Taylor Swift, Reputation, era stato un’esplosione di cinismo e rabbia: la popstar era ferita, disincantata e si era calata nella parte di serpe che le era stata affibbiata. Quando Lover è stato presentato, la Swift ha garantito che si trattava di un album positivo, più felice, anche perché finalmente la ragazza è entrata in possesso delle sue produzioni musicali, ha cambiato etichetta, ha trovato l’amore e sembra passare un momento molto felice. Con queste premesse e con i singoli che hanno preceduto l’album – ME! e Lover – ci siamo fatti un’idea abbastanza chiara: Lover è quello che ci aspettavamo tutti ma forse è un po’ troppo. La tracklist composta da diciotto pezzi è ambiziosa e chiaramente troppo lunga, soprattutto per un’artista come Taylor Swift che resta sempre fedele a sé stessa e non sperimenta mai troppo nella sua musica.

Il settimo lavoro in studio della popstar di Reading si apre con un pezzo acido e inaspettato. I Forget That Uou Existed sembra infatti uscire direttamente da Reputation: un pezzo incazzato che però si conclude con la cantante che ridacchia come a segnare la rottura definitiva con l’era precedente. Cruel Summer, il secondo brano della tracklist, potrebbe essere la colonna sonora di una qualsiasi commedia romantica di Will Gluck e ricalca i vibes di Blank Space. La title track passa inosservata e viene totalmente oscurata da The Man, una critica alla società maschilista e il gender gap in cui la Swift racconta ancora meglio la rabbia di una ragazza che si è vista criticata, bullizzata e derubata dagli uomini che l’hanno circondata durante la sua carriera. Segue The Archer, una delle canzoni più riuscite e più belle dell’intero lavoro: un beat in crescendo, i synth dolci della base e un testo incredibilmente onesto e introspettivo la rendono una perla rara nel panorama swiftiano.

I Think He Knows cade nel vuoto per passare invece alla bellissima Miss Americana And The Heartbreak Prince dove la Swift, con una metafora liceale, si schiera contro la politica maschilista e razzista di Trump e presenta una produzione scura e hunting intervallata da “Ok!” da cheerleader che dipingono una scena melodrammatica. Da questo punto in poi l’album subisce una brutta battuta d’arresto tra canzoncine rockeggianti come Paper Rings e brani su l’amore e cuori spezzati. Il ritmo si riprende leggermente con False God, un pezzo sensuale e molto intimo e Soon You’ll Get Better, una ballad sulla malattia di sua madre che spezza il cuore che vede la collaborazione di Dixie Chicks.

Si scivola velocemente sulle altre canzoni, passando per i singoli ME! (che vanta la collaborazione di Brendon Urie) e la simpatica You Need To Calm Down, canzone contro il cyberbullismo e l’omofobia. It’s Nice To Have a Friend risulta essere l’ultima canzone degna di nota: un turn inaspettato in cui la Swift racconta un’amicizia che finisce in matrimonio. E lo fa in maniera sognante, concentrandosi più sull’avere accanto una persona che sia prima di tutto sua amica che sul ragazzo del momento. Anche musicalmente si distanzia dai ritmi catchy e mainstream che contraddistinguono l’intero album: il piano e i cori danno un tocco d’originalità alla canzone che sembra mancare al resto dell’album.

Lover non è forse l’album migliore di Taylor Swift, però fa estremamente piacere la sensazione che abbia trovato la sua dimensione e si senta così libera di prendere posizioni e raccontare le sue idee nelle sue canzoni. Vero è che nelle diciotto tracce non c’è assolutamente niente di innovativo: in ogni brano si riconosce la Taylor che conosciamo da anni e non ci sono davvero sorprese. Nonostante ciò, la Swift si conferma un’ottima songwriter e una delle popstar più oneste del panorama musicale contemporaneo: si spoglia di tutte le sue maschera lasciando scoperte le sue ferite, le sue speranze e con il suo spoken outro ci dice: “I wanna be defined by the things that/I love, not the things/I hate, not the things that/I’m afraid of, not the things that haunt me in the middle of the night/I, I just think that you are what you love”. Una dichiarazione di resa, di pace, di rottura con i drama e le cattiverie che hanno costellato la sua carriera.

Ilenia De Luca
Autore

Ventisei anni di musica, libri, associazionismo, cinema e serie tv. Abita in Campania e voleva vivere di musica ma non riesce neanche a battere le mani a tempo. Si innamora di tutto e scrive da che ha memoria.