Interviste musica

Lewis Capaldi è un cazzone malinconico

Essere reduci da un tour sold out e avere in casa un disco di platino non sorprende più poi così tanto nell’epoca delle webstar, delle mega produzioni e degli stream a sei zeri su Spotify. Ma se c’è qualcuno in grado di farlo prima ancora di aver inciso il suo secondo album, beh allora è chiaro che c’è quantomeno il desiderio di fermarsi un attimo ad ascoltare quel qualcuno. “Quel qualcuno” è un ragazzone scozzese di ventidue anni, si chiama Lewis e quando lo incontro in occasione del suo primo tour promozionale italiano dà l’impressione di essere un cazzone. Eppure Capaldi – questo il suo italianissimo cognome – quando pensa alla musica abbandona l’ironia, perché ci tiene a precisare che per lui questa forma d’espressione è una cosa estremamente seria per questo quando suona non vuole far trasparire il suo lato comico. Al massimo quello da cantastorie. 

Attorno a Lewis Capaldi si stanno creando delle grandi aspettative (ventisei milioni sono gli ascoltatori collezionati su Spotify) ma nonostante ciò non si è mai fatto prendere un momento dal panico. «È bellissimo andare in tour perché si può cantare la propria musica, conoscere gente e fare soldi (ride ndr.)», mi dice. Per lui è incredibile pensare di vivere grazie a ciò che ama, ma sono certo che presto si abituerà ai vantaggi dell’essere una star. Oggi però, come detto, non si sarebbe mai aspettato che così tanta gente avrebbe pagato per seguirlo in tour (in Italia suonerà il 30 ottobre al Fabrique di Milano). Che poi i live sono la sua priorità: «Anche se il mio album andasse male, non mi abbatterei perché il punto focale della mia musica è l’esibizione». Dice che probabilmente avrebbe suonato lo stesso, anche da solo, ma ovviamente preferisce le serate sold out e il contatto umano. Ed è proprio questo approccio onesto e spontaneo che rivela le sue due facce; quella agrodolce del cantante e quella buffa e ironica di Instagram. «Essere sfaccettati non è una forma di incoerenza», ci tiene a spiegare e lo conferma anche quando mi dice di non volersi far sovrastare dalle strategie. La musica che scrive deve prima di tutto convincere lui, se agli altri non piace, amen, stesso dicasi per la sua presenza online. In sostanza: si può essere contemporaneamente dei cazzoni malinconici. 

Impossibile non citare Someone You Loved, il brano in testa alle classifiche di mezzo mondo che nel momento in cui scrivo conta su YouTube sessantuno milioni di views. «Mi piaceva molto per la sua forma di ballad», racconta. Ed è per questo motivo che ha scelto di farla uscire malgrado fosse una mossa azzardata, per non dire da pazzi, promuovere un pezzo così downtempo (in classifica non c’era nulla di vagamente assimilabile ndr.). Pensava sarebbe piaciuto al massimo ai suoi vecchi fan, e invece grazie a quel pezzo ha conquistato il cuore di tantissimi nuovi seguaci. Se dovesse dare un’immagine di sè, Lewis userebbe un termine che possiamo tradurre come “pacioccone”, inoltre si definisce un pigro, non ama lo sport ed ha tutte le carte in regola per risultare agli occhi degli altri un nullafacente. Per fortuna però ama la musica, canta e scrive da Dio e per questo farà senza ombra di dubbio una carriera grandissima, anche se sembra non esserne ancora del tutto convinto.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.