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Ringo Starr non sarà cool ma ci sa ancora fare

È tornato Ringo Starr. Il Fab Four meno mediatico, probabilmente il meno glamour, a quasi ottant’anni suonati, ha pubblicato da poco il suo ventesimo album solista. What’s My Name – questo il titolo dell’album – è l’ultimo di una serie di dischi che l’ex Beatle ha prodotto nello studio della sua casa di Beverly Hills con un cast d’eccezione tra i quali Paul McCartney, Joe Walsh, Edgar Winter, Dave Stewart, Benmont Tench, Steve Lukather, Nathan East, Colin Hay, Richard Page, Warren Ham, Windy Wagner e Kari Kimmel. Come dichiarato dallo stesso Ringo in numerose occasioni: «Non ho più voglia di stare in uno studio di registrazione vecchio stile, davvero. Ne ho abbastanza delle grandi vetrate e di quella separazione. Siamo tutti insieme lì, chiunque io inviti. È un club, il più piccolo della città. E amo questa cosa».

Dal punto di vista strettamente musicale, What’s My Name è un disco che rientra pienamente nei canoni di Sir. Richard Starkey e, onestamente, non aggiunge ne toglie nulla alla sua nebulosa carriera solista. È un disco semplice, senza pretese ma variegato; si va dal funky della traccia d’apertura (Gotta Get Up To Get Down) sino all’utilizzo dell’autotune in Money, cover del brano dei Beatles del 1963, passando attraverso ballad rock beatlesiane – ovviamente – come Send Love Spread Peace e al rock & roll più puro nella traccia di chiusura What’s My Name. Nel mezzo tanta (tantissima) positività in stile Ringo – che poi è il filo conduttore che lega tutto l’album – come accade in Better Days, Life Is Good e Thank God For Music.

Da segnalare l’emozionante Grow Old With Me, cover del brano registrato da Lennon nel 1980, che vede la partecipazione al basso di Paul McCartney. Insomma, siamo di fronte a un album semplice, senza orpelli ma godibilissimo e orecchiabile dall’inizio alla fine. Vi basterà un solo ascolto per canticchiare, spensieratamente, uno dei tanti motivetti presenti nel disco. D’altronde, sarà stato anche il meno cool ma – non dimentichiamolo – Ringo Starr è stato un Beatle e certamente sa come produrre motivetti catchy.