Opinion

Robert De Niro e Al Pacino: quei malinconici mafiosi di Martin Scorsese

Rispettivamente classe 1943 e 1940, De Niro e Al Pacino, nonostante i loro settant’anni suonati, sono ancora oggi i maggiori simboli viventi delle grandi produzioni hollywoodiane del trentennio settanta-novanta. Trepidanti d’attesa per l’uscita nelle sale, pardon su Netflix (i tempi cambiano!), del film The Irishman, diretto dal maestro Martin Scorsese, che vede i due attori nelle vesti di indiscussi protagonisti, anticipiamo l’uscita rievocando brevemente alcune tappe della carriera di questi due formidabili attori, ricordandovi (come se ce ne fosse davvero bisogno) perché il 27 novembre non potete davvero prendere impegni. Robert Anthony de Niro si lega per otto pellicole al regista Martin Scorsese, instaurando così uno dei sodalizi cinematografici più celebri della storia del cinema. Dal meno conosciuto Mean Streets (1973) si passa a prodotti ben più celebri come Taxi Driver, Toro scatenato, Quei bravi ragazzi e Casinò, solo per citarne alcuni. Alfredo James, per tutti Al, Pacino non è da meno, il suo nome è affibbiato infatti a titoli leggendari come Serpico, Quel pomeriggio di un giorno da cani, passando poi nei decenni successivi per pellicole come Scarface e Scent Of A Woman.

Non sono impazzito, molti di voi potranno notare come abbia tralasciato qualcosa di rilevante da questa mia prima frettolosa lista. Quel qualcosa è Il Padrino che indipendentemente dai gusti di ogni singolo appassionato cinematografico, può considerarsi la crème de la crème del cinema postmoderno. La celebre trilogia vede Al Pacino vestire i panni di Michael Corleone, personaggio che già nel primo capitolo matura la sua trasformazione da bravo ragazzo estraneo ai metodi mafiosi dei suoi familiari, a perfetto erede di Don Vito. L’attenzione però non può non andare al secondo capitolo della saga, è il 1981 e Robert ed Al recitano insieme per la prima volta. In realtà si tratta di due recitazioni parallele: i due infatti non si incontreranno mai all’interno di una stessa scena. Se Al prosegue nell’interpretazione dell’ormai affermato personaggio di Michael, De Niro piomba sulla scena interpretando, in un lungo flashback, il personaggio di Don Vito Corleone, nei suoi primi giorni da emigrato italiano in terra d’America. La sua interpretazione sarà ricompensata dalla critica con la più prestigiosa delle statuette, quella per il miglior attore. Se lunga, anzi lunghissima, è stata la loro carriera come star del cinema, molto meno lo è la lista delle loro collaborazioni. Pacino e De Niro si ritroveranno insieme solo altre due volte, nel non indimenticabile thriller Sfida senza regole (2008), ma soprattutto nel più celebre Heat la sfida di Michael Mann, Anno Domini 1995.

Al è il poliziotto Vincent Hanna, mentre Robert è il rapinatore di banche Neil Mcauley. L’uno scappa, l’altro insegue, i due personaggi si braccano a vicenda, quasi fosse un eterno ritorno, ma in questo lungo ciclo di fughe ed inseguimenti, sembrano in fin dei conti non poter fare a meno l’uno dell’altro. I due si incontreranno ad un certo punto del film in una caffetteria. La scena si racconta sia stata girata senza che gli attori provassero le battute. Ecco allora cacciatore e preda che discutono, in maniera incredibilmente spontanea, come fossero vecchi amici. I due si promettono vicendevolmente che saranno risoluti e spietati se verranno a trovarsi nuovamente faccia a faccia. Uno parteggia per il bene, l’altro per il male ma in fin dei conti entrambi percepiscono perfettamente di essere due facce diverse di una stessa medaglia.

Ed è proprio così anche la loro carriera: una carriera in cui hanno combattuto continuamente, cercando di ottenere le stesse parti, così come il cuore del pubblico e della critica. Quei bravi ragazzi che quasi mezzo secolo fa la stampa considerava come gli attori più promettenti, sono ora delle longeve ed acclamate icone del cinema internazionale. Legati ad una pellicola mitica come Il Padrino, entrambi magnifici interpreti del genere gangster, ma anche capaci di incollare gli spettatori allo schermo interpretando personaggi inconsueti: De Niro vestendo i panni del catatonico paziente Leonard Lowe nel film Risvegli, Alfred impersonando magistralmente il cinico e non vedente tenente colonnello Frank Slade in Scent Of A Woman (ruolo che gli valse l’Oscar), entrambi sono concordi nel ritenere The Irishman – definendolo come «l’opportunità di riassumere le nostre vite nel cinema» – il loro testamento cinematografico, naturale conclusione di una vita passata dietro la cinepresa, dove, per inciso dicono Al sia un chiacchierone, mentre Robert un brontolone.

Vedendoli in azione ritornano subito in mente una galassia personaggi e di scene indimenticabili. C’era una volta… il serafico ed enigmatico sorriso di David Noodles in una buia fumeria d’oppio newyorkese, i poderosi pugni dello scatenato peso medio Jake LaMotta, il bravo ragazzo Jimmy Conway, il poliziotto Frank Paco Serpico o ancora il mitragliatore spianato dello sfregiato Tony Montana. La carrellata potrebbe proseguire ancora a lungo citando il celebre «Stai parlando con me?» ripetuto davanti ad uno specchio dal giustiziere della notte protagonista di Taxi Driver, passando per il celebre intercalare «Uuu Aaah» di Al, il «Sei solo chiacchiere e distintivo» di un furibondo Al Capone nella scena finale della pellicola Gli intoccabili ed il «Che te lo dico a fare!» che l’anziano Lefty Ruggero rivolge al giovane Donnie Brasco (Johnny Depp), nell’omonima pellicola.

Sbilanciandoci, interrompendo bruscamente (mi perdonerete) il dolce flusso dei ricordi, definiamo imperdibile The Irishman: il canto del cigno del grande cinema degli anni andati, confezionato dalla più moderna piattaforma mondiale distributrice di intrattenimento. Non servirà più nemmeno andare al cinema, per fortuna o purtroppo (a seconda che siate 2.0 o brontoloni, come me e Robert), basterà il telecomando ed un comodo divano. All’intrattenimento (scommettiamo) ci penseranno loro, come li ha definiti la critica, i malinconici mafiosi di Scorsese.

Andrea Schinoppi
Autore

Nato all’ombra del Colosseo, il background culturale non poteva che essere quello dello storico... mi perdonerete pertanto una certa nostalgia per il rock genuino degli anni andati e per le interpretazioni senza tempo dei maestri De Niro e Al Pacino.