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Aveva ragione Salmo, la dance si sta impossessando del rap

Inserire elementi di musica dance all’interno di un genere urbano e sociale come il rap non rappresenta, di per sé, una novità. È dall’era dei Jungle Brothers, alla fine degli anni ’80, che fusioni di questo genere si riescono a ritagliare uno spazio non marginale all’interno della musica internazionale. Mai come in questi ultimi anni, tuttavia, questo tipo di operazione è riuscito ad ottenere un riscontro popolare che permette a canzoni concepite tramite questo tipo di esperimento di essere stabilmente alle prime posizioni nelle classifiche nazionali.

“Da ragazzo ho letto Dante/L’inferno, pazzo dietro ogni passo/Ora rappo sulla techno per contrappasso”, cantava nel 2006 Marracash in D.O.G.O., estratto di Penna Capitale dei Club Dogo. Oggi, la techno, come la house e la dance, non è disdegnata dal RAP ma è anzi sempre più presente e sempre più apprezzata, come dimostrato dall’avvento di fenomeni come Anna e Shiva. È quindi il momento giusto per esaminare questa tendenza sotto una nuova luce, non trattandola più come un semplice esperimento di fusione tra generi musicali, ma riconoscendole lo status di vero e proprio sottogenere di entrambe le macrocategorie rap e dance.

Salmo, qualche mese fa, ha parlato esplicitamente di una nuova wave, che egli riconosce nell’inedita tendenza a creare basi musicali partendo dalla house e dall’elettronica tipica degli anni ’90 piuttosto che dal boom bap delle origini dell’hip-hop. Pensando alla musica che ha riscontrato un successo nazionale negli ultimi mesi, risulta difficile dargli torto, considerando che siamo in un’era musicale in cui anche coloro che un tempo erano paladini di un tipo di rap che apparteneva alla strada e veniva idolatrato dalla strada non disdegnano l’utilizzo di un suono più naturalmente associabile alla discoteca e alla dance.

Un primo esempio a livello temporale è Ho paura di uscire 2, estratto del MACHETE MIXTAPE 4 in cui Salmo e Lazza, ovvero due che a inizio carriera erano notoriamente underground, cantano su una base techno. Si tratta di un’operazione che difficilmente avrebbe trovato spazio nei loro primi lavori. Si può parlare di evoluzione dell’artista, certo, ma è difficile non domandarsi quanto questo tipo di scelta sia conseguenza del desiderio di soddisfare l’evoluzione del mercato musicale in sé con lo scopo di arrivare a un pubblico non solo RAP.

Se si analizzano alcune delle uscite del 2020 fino a questo momento, ecco che la tesi di Salmo sembra avere sempre più fondamento. Si può partire dall’accezione dance della hit Boogieman di Ghali in collaborazione con lo stesso Salmo, che si è conquistata un meritato successo grazie a una base e una melodia che, nonostante la presenza di Salmo, si allontanano dal rap per avvicinarsi all’elettronica tipica di qualche decennio fa. Dopodiché, è impossibile non citare il fenomeno mediatico Auto blu di Shiva, remake di un pezzo degli Eiffel 65 il quale, specialmente in seguito al remix di Gabry Ponte, ha una sonorità e un’intensità da discoteca e si trova ancora oggi, due mesi dopo l’uscita, alla posizione 12 nella classifica nazionale di Spotify Italia, certificandone il successo nonostante le diverse critiche.

Altro fenomeno che al momento pare inestinguibile è quello di Anna, la quale a soli 16 anni è riuscita a costruire una hit virale come Bando utilizzando un ripetitivo beat house e un testo non caratteristico conquistandosi un successo istantaneo mediante Tik Tok e ottenendo non solo notorietà a un’età giovanissima, ma persino un contratto discografico da Universal. Il suo successo non è passato inosservato anche nella scena rap, e due esponenti noti come Gemitaiz e Madman hanno scelto di collaborarvi insieme producendo un remix di Bando, anch’esso virale. Questo è un altro tipo di operazione, come per Salmo e Lazza, che nella prima parte della loro carriera sarebbe stata inimmaginabile, ma che oggi, forse per esigenze di mercato, i due non rifiutano.

https://www.youtube.com/watch?v=EZ7XGDnkwS0

Si arriva poi a quello che, per ora, è l’ultimo tassello, l’ultima tappa temporale di questa fusione tra generi. Si tratta di Palazzine, brano dello sconosciuto Kid Vicious uscito il 26 maggio, che vanta la collaborazione di due giganti della scena musicale italiana come Marracash e Coez, i quali si adattano su una produzione di cassa dritta e sintetizzatori da discoteca che è estremamente distante da ciò che i due artisti ci hanno fatto sentire in passato, ma funziona: i due, infatti, riescono a creare quella che, in tempi normali, sarebbe un potenziale brano dell’estate, ma che probabilmente anche nelle condizioni odierne riuscirà a ritagliarsi il suo spazio, e si trova già stabilmente tra le prime posizioni in classifica di Spotify Italia.

La domanda ovvia che scaturisce dalle riflessioni fin qui enunciate è: questa nuova wave, la cui esistenza è sempre più accertata, avrà conseguenze buone o cattive per la musica? È un quesito legittimo e interessante, in prospettiva, ma a cui è ancora impossibile dare una risposta, sia perché porta a un’analisi soggettiva, sia perché questa nuova wave, nonostante innegabilmente presente, non è ancora del tutto dominante ed è quindi difficile prevedere fino a che punto si evolverà. Quello che è certo oggi è che questo nuovo sottogenere che potremmo denominare dance rap sta contribuendo ad accrescere la popolarità di un genere, il rap, che è ormai nettamente primo in Italia per diffusione, riconoscibilità e popolarità.