Opinion musica

Con “Bottiglie privè” Sfera Ebbasta mette il cuore avanti alle Ferrari

Di poche cose abbiamo la certezza: che non ci son più le mezze stagioni, che l’erba del vicino è sempre più verde e che, quando esce il nuovo album di Sfera Ebbasta, tutta la scena trap italiana non può rimanere indifferente. E infatti, che piaccia o meno, è la visione sonora di Sfera a condizionare e nel contempo guidare le scelte di sound del futuro. È proprio questa la ragione che ci porta ad ascoltare Bottiglie privè con un orecchio più attento del solito. Che la musica stia riscoprendo l’imperfezione, la magia del suonato e le dinamiche del musicista che esegue i pezzi, non è certo una novità: d’altronde il cosiddetto sound di plastica non è mai stato qualcosa di piacevole da ascoltare, eppure, quando il primo singolo dell’album più atteso del 2020 è per metà sostanzialmente un piano e voce su un tappeto d’archi, allora le carte in tavola cambiano. Di nuovo. Una scrittura più profonda, che per onestà intellettuale non è certo da Targa Tenco, sembra lasciare spazio ad un album più intimo e meno clubbistico, in un momento storico in cui la musica, per forza di cose, riscopre una dimensione più intima che collettiva.

Le vicende di Corinaldo, ma in generale l’esposizione mediatica di Sfera, lo portano a vivere un conflitto a cui comunque sembra voler rispondere con la musica di valore; se da una parte sembra volersi proteggere con della musica meno modaiola, al tempo stesso, con questa scelta, si mette più a nudo (“Tutto cambia, nulla resta uguale/Tranne l’amore di tua madre/La gente cambia, il cash ti cambia/Più ne fai e più non ti basta”, canta). Insomma, è probabile che un verso sincero in mezzo a tanti stereotipati, possa darti indietro più protezione e sicurezza di una collana di diamanti. Una strategia o una necessità? Questo ci chiedevamo alle origini della svolta rock di Achille Lauro, che poi ha rappresentato il suo definitivo incontro con il mainstream, ma ora estendiamo il quesito a Famoso di Sfera Ebbasta, di cui per ora sappiamo poco. Ma le premesse sono rassicuranti.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.