Opinion musica

Liam Gallagher ci ha insegnato l’arte del livestream

In un periodo maledetto in cui è negato il semplice piacere di un’uscita, l’ebrezza di tornare tardi a casa dopo aver bevuto più del dovuto, il divertimento di andare ad un concerto e tornarne arricchito, serviva qualcosa che smuovesse gli animi. Ed ecco che un sabato sera di inizio dicembre, in piena pandemia, proprio quando inizia ad intravedersi un piccolo spiraglio di luce all’orizzonte, ci si appresta ad assistere ad un evento in streaming: Down by the River Thames il concerto di Liam Gallagher. “Ma che fai, paghi per un video al pc?”. “Soliti modi per spillare soldi”. Quante me ne sarò sentite dire di frasi del genere? Eppure, noncurante di tutto e tutti, all’imbrunire di un sabato non qualunque, mi sono preparata come se avessi avuto davvero un evento a cui andare.

No, non mi sono tolta la tuta, ma una birra me la sono presa dal frigo, ho acceso il Mac, inserito il codice del biglietto acquistato in prevendita ed ho atteso. Una decina di minuti prima che cominciasse, la platea era tutta lì: io, mia sorella ed il mio gatto. Se dicessi che una certa ansia montava dentro di me, potrei essere presa per pazza ma tant’è. Mancava solo il dj set di pre-concerto e lo stato d’animo era quasi lo stesso. Sì, mancava la gente attorno, quel ciondolare di centinaia di persone in parka, t-shirt di qualche band anni Novanta, capello alla Liam, birre alla mano; mancavano e probabilmente ad un certo punto mi sono anche sentita ridicola lì con mia sorella ed il gatto con una birra in mano davanti ad uno schermo. Ma il countdown parte e da -10 a 0 ogni tipo di pensiero svanisce: curiosità ed emozione per l’inizio di un evento che aspettavo da quasi un mesetto spazzano via le paturnie che mi avevano messo in testa gli altri.

Londra, l’imbrunire, le prime luci accese della città, una chiatta illuminata, il Tamigi. A bordo, il capitano Liam Gallagher e la sua band sono pronti per salpare e cominciare la traversata più rock & roll di sempre (prima di lui, solamente i Sex Pistols nel 1977). Cappellino, occhiali, parka. La divisa c’è e c’è anche il membro storico degli Oasis al suo fianco, Bonehead. Il capitano comincia con Hello, un vero saluto alla città. Le riprese mozzafiato dall’alto testimoniano l’avanzamento della chiatta, lungo il fiume, spinta dalla voce di Liam, potente, inconfondibile, ineccepibile questa sera. 15 brani, tra pezzi Oasis e suoi, eseguiti in modo incredibile: Londra fa da testimone e sfoggia la sua veste più bella, romantica, forte. Ogni brano, da Shockwave a Why Me? Why Not, da Cigarettes & Alcohol a Morning Glory, fa da colonna sonora ad un giro emozionante della città. Scorrono in sequenza i simboli più british, il quartiere Bank, il London Eye ma soprattutto il Tower Bridge.

Proprio nel momento in cui passa sotto il ponte più famoso della città, il capitano intona in chiave semiacustica un inno toccante, emozionante: Once. Sembra quasi dirlo in riferimento a ciò che stavamo guardando. Pensi di poterlo rifare, ma invece sembra proprio che si possa farlo una sola volta. Sarà stato quello che ha pensato Liam in quel momento. Un evento del genere non si ripeterà facilmente. Le emozioni e la carica rock & roll non conoscono un momento di stasi: un’ora intensa in cui Liam Gallagher si presta a canzoni storiche, alcune mai cantate live come Headshrinker, ed altre abbandonate nel cassetto da anni. “Mentre viviamo i sogni che avevamo da bambini svaniscono”, così canta ma non ci crede nemmeno lui. Un capitano che domina Londra dal Tamigi, non è un sogno avverato questo?

Il livestream si chiude con Champagne Supernova. Il London Eye ed il Big Ben incantati ascoltano. Io mi sono persa, non sono più davanti ad uno schermo, in compagnia di mia sorella ed il gatto. Io sono lì, sono parte di Londra, sto cantando con Liam Gallagher e mi sto emozionando. Alle 22:15, un bis. All You’re Dreaming of, l’ultimo singolo uscito, intonato quando ancora le luci del giorno non si erano spente del tutto. “Thanks for watching”. La scritta che campeggia sullo schermo ti riporta a casa, in tuta con quella tua platea ristretta, ma è proprio come quando si riaccendono le luci del palazzetto alla fine del concerto. Sei pieno di emozioni contrastanti: ciò che è appena finito ti manca già, ma sei felice, emozionata e felice. “Ma che fai, paghi per un video al pc?”. Sì. E se i live fossero tutti così sì, pagherei e lo farei ancora.

Martina Guaccio
Autore

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.