Interviste musica

Ariete si prenderà tutto con un paio di sneakers ai piedi

Il nucleo terrestre è formato per l’1% di oro. Se potessimo prenderlo tutto e ricoprirci il suolo del pianeta, questa lastrificazione ci arriverebbe fino alle ginocchia. Quando penso ad Ariete ho la sensazione che anche lei abbia un’anima preziosa e che, attraverso la musica, sia in grado di esternarla. Non so se la sua musica riuscirà a ricoprire tutto il globo, ma è evidente che chi avrà l’opportunità di incontrare la sua arte, ne risulterà arricchito non solo fino alle ginocchia, ma dalla punta dei piedi fino alla testa. Quando la chiamo, Arianna è nella sede di Bomba Dischi, la sua seconda casa. Lei è una di quelle che si sporca le mani con la musica da quando era bambina, per cui le chiedo cosa l’ha spinta ad iniziare a scrivere musica. «Non so dirti cosa in particolare, non so dirti nemmeno perché l’ho fatto – mi risponde – Il mio primo approccio al pianoforte è stato a otto anni mentre la scrittura è arrivata più avanti, attorno agli undici. Un giorno qualunque ho semplicemente imbracciato la chitarra e ho iniziato a scrivere. Devi sapere che sono in fissa da sempre con l’inglese e infatti i primi pezzi non erano in italiano. Chissà che un giorno possa uscire un mio pezzo in inglese. Never say never».

Stai vivendo una ascesa notevole nel mercato italiano. Come la stai vivendo?
Come un qualsiasi diciottenne che si compra il paio di scarpe che gli piace e si gasa. Fa piacere vedere che la mia musica arrivi alle persone, ma se devo dirti la verità non mi interessa troppo di chi mi dice che sono una grande e che mi prenderò tutto. A me non interessa. La vivo come una passione senza troppe ansie e finché questo divertimento è anche un lavoro, io non posso che goderne.

C’è un momento in cui hai capito che qualcosa di importante stava succedendo?
Non ce n’è uno, ma tre. Provo ad inquadrarli e a descriverteli. Il primo è stato quando ho firmato il contratto con Bomba (Bomba Dischi ndr.): non sapevo come sarebbero andate le cose, ma avevo talmente tanta fiducia nel loro lavoro che ho avuto la percezione che quello fosse uno step importante e credo lo sia stato. Il secondo è stato quando è uscita Pillole, ma forse anche il primo milione di streams di Amianto ha segnato un punto di svolta. Il terzo invece quando è uscita Tatuaggi con Psicologi. È arrivata in top 50 su Spotify ed è ancora lì. Totalmente senza senso. Cerco di godermeli questi momenti e spero ce ne saranno altri.

Ascoltando il tuo EP ho avuto quasi la sensazione si trattasse di una session in presa diretta. C’è un sound molto live, sbaglio?
È un EP intimo, come il precedente, ma molto più energico. Il suono per me è un aspetto importante e infatti credo che la tua considerazione sia frutto del nostro lavoro con le chitarre e le batterie. Quest’ultime che, in controtendenza con parte del mercato odierno, sono acustiche.

Non suona affatto di plastica, sarà bellissimo vederlo live.
Volevamo fare il salto di qualità, ti ringrazio per aver capito il nostro intento. La musica può assumere forme diverse, ma se non c’è qualità, il castello di carte cade su sé stesso.

A proposito di live, come vivi il fatto di aver dovuto pubblicare nuova musica senza sapere quando questa incontrerà le persone nella sua dimensione più pura e viscerale, ossia quella degli show?
Io la vedo come una cosa positiva. Quando sarà possibile, prossima estate o prossimo inverno, nessuno lo sa, ci arriverò più pronta e le persone potranno vivere un’esperienza più esclusiva in quanto sarà a tutti gli effetti il mio primo live ad un anno e mezzo dall’esordio. Se non fosse esplosa la pandemia oggi ti parlerei con un tour da emergente alle spalle, suonato con la mia chitarrina e poco più. In questa nuova ottica, ci sarà modo di raccontarmi con una veste più complessa e un muro sonoro più solido. Fa ridere il fatto che porterò nel 2021 una scaletta composta da brani pubblicati all’interno di due EP del 2020.

C’è di buono che non avrai problemi di scaletta.
I pezzi non mancano. Magari potrebbe addirittura succedere che il mio cambiamento mi porterà a non voler inserire in scaletta Pillole perché nel frattempo mi sarà andata sulle palle. Oggi è il brano più significativo per me, ma non so dirti se lo sarà per l’Arianna ventenne.

Anche i Nirvana non suonavano sempre Smells Like Teen Spirit per essendo il loro inno più mainstream (ovviamente, a prescindere dalle doverose proporzioni, Pillole ha avuto nella carriera di Ariete un ruolo affine a quello che Smells Like Teen Spirit ha significato per la band di Kurt Cobain, ossia l’incontro con un pubblico più ampio. Un po’ come Autostima per il progetto Psicologi, penso)
Ti ringrazio per aver messo Pillole e Smells Like Teen Spirit nella stessa frase (ride ndr.).

Chiacchierando tempo fa con Alessio e Marco (Psicologi ndr.), inevitabilmente abbiamo parlato anche di te. Mi racconti il legame che hai con loro?
Da dove iniziare? Marco mi ha scoperta musicalmente in macchina di ritorno da una data. Voleva che aprissi la loro data a Rock in Roma di giugno, quindi il suo interesse verso di me era principalmente legato alla dimensione live. È stato lui successivamente a chiedermi di andare in studio per fare cose. Alessio invece mi ha conosciuta in un modo più particolare, molto prima di Ariete e Psicologi: in pratica io e la mia ex ci siamo messe insieme nel gennaio 2019 e, siccome Alessio era un suo amico di liceo mi iniziò a seguire sul primissimo profilo privato. Marco tra l’altro, mi ha aiutato moltissimo nella produzione degli EP. Ha fatto un lavoro a 360 gradi; pensa che del primo EP ha fatto anche mix e master mentre per il secondo mi ha aiutato anche nella scrittura. Questo ti farà capire che Tatuaggi è frutto di un rapporto genuino tra me e loro, non si tratta di una trovata di marketing come invece qualcuno avrà pensato.

E dunque Tatuaggi come è nata?
Marco mi ha mandato il provino ad aprile, in pieno lockdown, dicendomi: “Ari, secondo me qui tu cali bene”. È stato tutto molto naturale.

Tra l’altro ho visto che avete fatto casino ad Amsterdam insieme a Marco. Ora, facciamo finta che io non abbia visto la foto che ha postato. C’è qualche aneddoto che si possa raccontare e che tu voglia raccontarmi?
Sì, ci sono alcune cose che si possono raccontare (ride ndr.). È stato carinissimo, mi ha fatto una sorpresa. Io avevo appena acquistato i biglietti per Amsterdam e avevo pubblicato una storia su Instagram. Marco mi ha risposto dicendomi: “Voglio troppo venire anch’io, andiamo insieme”. Io gli ho detto che stavo andando con i miei due migliori amici e che se si fosse aggiunto sarei stata felice. Lui non si è fatto più vivo. In realtà si è organizzato con i miei amici di nascosto e mi ha fatto una sorpresa.

Che tipo di sorpresa?
C’è una frase del brano Riposa in pace (scritto con lo stesso Drast ndr.) in cui lui dice “Vorrei tornare a Piazza Dam dopo le 2 PM”. Ebbene, lui ha ricostruito la scena con Andrea, il mio migliore amico, e poi siamo stati tre giorni insieme. Lui è arrivato un po’ dopo e se ne è andato un po’ prima ma è stato bellissimo. Gli voglio molto bene.

Una cosa che voglio sapere da te riguarda Roma: perché il tema più frequente tra gli artisti romani è lo sbagliare di continuo, il farsi del male e il vivere in bilico? Credi sia frutto anche del momento storico di incertezza che stiamo vivendo?
Ormai intanto posso dirti che sono romana a tutti gli effetti pur essendo di Anzio perché mi sono trasferita da un po’. In merito a quel che mi chiedevi, credo sia una naturale conseguenza del vivere Roma, ossia una città che funziona una merda ma che ha moltissimo da offrire, specie per un artista che in un certo senso si nutre di storie ed esperienze da raccontare. Anche i ritardi dell’autobus ed il disagio possono creare in te gli stimoli per scrivere.

Come stai vivendo il lockdown? Alessio e Marco mi dissero di viverla molto male. Limita anche te?
Ovviamente scendere in strada aiuta a scrivere ma ora ti svelo il segreto della mia scrittura: vedi, io ho sviluppato una sorta di auto-empatia che mi permette di scrivere di cose tristi o in generale profonde anche molto tempo dopo averle vissute. Per dire, se litigo con una persona è molto probabile che quel fatto finirà su un mio brano solo quando io deciderò di riaprire quel cassetto.

Quindi ora scrivi di cose passate oppure ti sei presa una pausa dopo l’uscita dell’EP?
Nessuna pausa, anzi sto scrivendo moltissimo e posso dirti che sono già proiettata al mio primo disco. Per me sarà importantissimo perché di fatto sarà il mio vero e proprio esordio discografico a 360 gradi.

Non hai paura di spiazzare chi, da te, si aspetta solamente romanticismo e leggerezza?
No, perché la sperimentazione fa parte di me. La gente vuole le ballad come Venerdì, e questo è assolutamente qualcosa che voglio continuare a fare, ma c’è molto altro che voglio conoscere e con cui voglio sporcarmi le mani. Con 18 anni credo di aver messo un tassello in più al puzzle. È troppo facile far gol a porta vuota. L’Italia ha bisogno di cose fresche e nuove. Noi ci stiamo provando.


Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.