Opinion musica

Come Chris Cornell ci ha fatto emozionare con un album di cover

Il 20 luglio, in quello che sarebbe stato il 56esimo compleanno di Chris Cornell, Vicky, la moglie, ha reso pubblica una cover inedita di Patience dei Guns N’ Roses realizzata nel 2016 dall’ex leader dei Soundgarden e Audioslave. Mentre ai tempi lavorava in studio, Chris insegnava alla figlia Toni a suonare questo grande pezzo, registrato come tributo alla band e conservato come futura pubblicazione o, chissà, consapevolmente, come ultimo ricordo. Ebbene, a distanza di quattro anni da quella registrazione – a tre dalla sua scomparsa prematura – Cornell torna a risuonare nelle casse delle radio del mondo in modo sorprendente con un album postumo. No One Sings Like You Anymore, un titolo che sembra quasi togliere le parole di bocca a chi l’ha seguito dall’inizio della sua carriera fino all’ultimo giorno di vita. Una voce unica nel suo genere, graffiante, incisiva che ripropone alcune grandi canzoni della storia della musica. Un ritorno alle origini, a ciò che nel corso degli anni l’ha ispirato e guidato lungo una carriera finita troppo presto. 10 tracce in cui le canzoni sembrano assumere una forma nuova. Da una delicatissima Watching the Wheels di John Lennon, ad una energica Get it While you Can di Janis Joplin, passando per l’emozionante Nothing Compares 2 U di Prince.

No One Sings Like You Anymore è interamente suonato, mixato e prodotto da Cornell in collaborazione con Brendan O’Brien. Una scelta, quella della pubblicazione, che vede protagonista l’intera famiglia di Chris Cornell, Vicky e i suoi figli, Toni e Christopher, come un vero e proprio regalo ai fan. Potevamo fare a meno di un album di cover? Certo, se fosse ancora in vita avremmo rivolto a Chris Cornell il consiglio spassionato di prendersi una pausa, lasciar perdere la musica per un po’ e di riprendere quando sarebbe tornata l’ispirazione. Ma ciò che cambia la nostra prospettiva è indubbiamente quella sera del 17 maggio 2017, quando un momento prima era sul palco con i suoi Soundgarden e, qualche ora dopo, da solo in una stanza d’albergo in preda a dipendenze e depressione decise di porre fine alla sua vita. I testi di ogni singola cover dell’album sembrano, così, assumere un significato più intenso e profondo. Sembrano raccontare l’ultimo slancio, l’ultima passione, ma anche il bisogno di aiuto di una rockstar alla fine della sua carriera.

Martina Guaccio
Autore

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.