Opinion musica

L’America e Jeep stanno crocefiggendo Bruce Springsteen per un drink?

Che il popolo statunitense sia il più buonista e benpensante del globo non lo scopriamo di certo oggi; son saltati presidenti, ufficiali dell’esercito e pop star planetarie per un tiro mancino della stampa. Questa volta a fare i conti con l’ipocrita ideosincrasia a stelle e strisce è uno dei suoi massimi rappresentanti, sia dal punto di vista musicale che culturale. Bruce Springsteen era riuscito durante la gloriosa notte del Super Bowl ad avere i riflettori puntati anche senza cantare: lui al volante di una Jeep, in quello che per molti è stato lo spot più chiacchierato in assoluto, a teorizzare il ritorno ad una America unita. Quella stessa America che, solo dopo poche ore, lo mette già alla pubblica gogna. Il motivo? Jeep, nella figura di un suo portavoce, attraverso il New York Post, ha reso noto che oscurerà lo spot fin quando non sarà fatta luce sulla vicenda dell’arresto dello scorso 14 novembre con l’accusa di guida pericolosa e in stato di ebbrezza.

Le voci dei principali emettenti e delle testate più note sono, come spesso accade, assai discordanti: se da una parte si legge che l’arresto (avvenuto nella zona del Gateway National Recreation Area, in New Yersey) è stato assolutamente entro le righe, questa la testimonianza di Daphne Yun, portavoce del parco, dall’altra emergono dati ancora più precisi che addirittura, per certi versi, scagionano il Boss. Pare infatti che il tasso alcolemico, nel momento in cui Springsteen è stato fermato, fosse di 0.02 grammi per litro (un drink, per intenderci), che corrisponde a un quarto del limite previsto dalla legge. Il reparto marketing e comunicazione di Jeep fa presente che i fatti sono ancora tutti da verificare ma che il messaggio di unità contenuto nello spot non è meno importante di quello relativo alla guida sicura. In pratica la morte del dogma “innocente fino a prova contraria”. Ma d’altronde, cosa ci si può aspettare dal Paese che tolse il titolo dei pesi massimi a Muhammad Ali perché si era rifiutato di partire per il Vietnam? Nel frattempo attendiamo che il Boss si presenti virtualmente (causa Covid) a giudizio per capire come evolverà la vicenda.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.