dark mode light mode Search Menu
Search

Achille Lauro cita l’MTV Unplugged dei Nirvana nel video di “Marilù”

Avete presente la Loggia Nera di Twin Peaks? Se sì, non vi resterà difficile costruirvi in testa una stanza con dei drappeggi rossi. Ora prendete un lampadario, di quelli pieni di gocce in cristallo, infine dei fiori e delle candele. Ecco: avete appena ricreato lo scenario dello storico MTV Unplugged dei Nirvana. Secondo quasi tutti, il più iconico. Adesso togliete il lampadario e posizionate a terra dei tappeti. Siete sul set dell’ultimo videoclip di Achille Lauro, ossia quello del brano Marilù. Come suggerisce il nome, il format del canale televisivo newyorkése prevedeva delle esibizioni acustiche; Achille Lauro di fatto ha una Martin, ma i suoi musicisti suonano un basso e una chitarra elettrica. A parte ciò, il tributo, la citazione, il riferimento (chiamatelo come preferite) è palese. Un marchio di fabbrica dell’artista che per molti sta addirittura sfociando in una messa in scena macchiettistica, o quantomeno in uno scimmiottamento che non stupisce più nessuno.

Personalmente non mi sono ancora fatto un’idea in merito: quel che credo è che ad ogni modo Lauro, nato come trapper, stia aiutando le nuove generazioni ad entrare in contatto con musica appartenente ad altre epoche (gli album 1920, 1969 e 1990 hanno una massiccia dose di didattica, come anche le performance sanremesi). Ora quel che ci si potrebbe chiedere è se Lauro sia effettivamente la persona più giusta per fare questo tipo di divulgazione. Anche qui, non me la sento di dare una risposta. Io non ho bisogno di Achille Lauro per avvicinarmi alla band di Kurt Cobain, ma quel che è certo è che se soltanto una manciata di millennial, dopo aver visto il videoclip di Marilù, si imbattessero incuriositi negli MTV Unplugged e, dopo i Nirvana, avessero accesso al grunge dei Pearl Jam, dei Soundgarden e degli Alice In Chains o semplicemente si innamorassero di The Man Who Sold The World e googlando scoprissero che è un brano di Bowie, tutto questo citazionismo avrà avuto ragione di esistere. D’altronde lo stesso Kurt Cobain aveva a cuore la divulgazione mainstream della musica d’autore (quello stesso show di MTV è pieno di brani più o meno famosi non appartenenti alla band di Seattle).

Ci sono anche molti che dicono che l’Achille Lauro personaggio, quello estremo nell’estetica e nell’ostentazione dell’attitudine punk, sovrasti la musica. Qui ho senz’altro meno dubbi: è vero. Questo articolo giunge ormai al termine e non ho neanche vagamente fatto riferimento al brano (che diciamocelo pure, è un bel brano). Ma la star eclissa tutto, e anche questo va accettato. Per non essere io stesso martire dei commenti di chi odia la sindrome da ipse dixit latente, provo ad avvalorare la mia tesi prendendo come esempio i frontman delle band sopracitate: Kurt Cobain non ha la voce di Vedder, né di Staley, né tantomeno di Cornell. Eppure è la più grande icona grunge della storia, e qui (che vi piaccia o no) non c’è dibattito.