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Abbiamo provato a capire chi potrebbe trionfare agli Oscar 2021

Se l’anno scorso la lotta al vertice ha visto un affollamento con pochi precedenti (Parasite, C’era una volta a Hollywood, 1917, Joker, The Irishman e Jojo Rabbit) quest’anno sembra esserci un titolo fortemente in vantaggio sulla concorrenza. Questo è Nomadland diretto dalla pechinese Chloé Zhao ed interpretato da una statuaria Frances McDormand. Il titolo – stando all’autorevole rivista Variety – appare in vantaggio nella corsa all’Oscar davanti a Il processo ai Chicago 7 (Aaron Sorkin) e alla produzione koreano-americana Minari (Lee Isaac Chung), seguono a debita distanza tutti gli altri. E per i bookmakers? Anche loro fotografano la stessa situazione: Nomadland è quotato 1.30, i sette di Chicago stanno a 5.00, insegue Minari ad 11.00. E Mank di Fincher? Per questo titolo potrebbe concretizzarsi la stessa maledizione Netflix (gli scommettitori lo quotano a 26.00) che l’anno scorso colpì The Irishman di Al Pacino e De Niro e di un altro gigante della regia come Martin Scorsese. L’equazione “incetta di candidature = statuette” non ha garantito la gloria lo scorso anno e la cosa rischia di riproporsi dodici mesi dopo sebbene Mank, come The Irishman, abbia collezionato la bellezza di dieci nominations.

Dov’è che possiamo vedere queste gerarchie ribaltate? Solo se ci affidiamo ai feedback del pubblico. Rifacendoci alle valutazioni che gli spettatori hanno affidato a popolari siti che si occupano di recensioni cinematografiche, quali IMDb e Rotten Tomatoes, assistiamo a delle sorprese. Per il primo database cinematografico The Father (8.3/10) è il più apprezzato, seguito a pari merito da Il processo ai Chicago 7 e Sound of Metal (entrambi 7.8/10), con il favoritissimo Nomadland al quarto posto sugli otto candidati in ordine di preferenza. Il film di Aaron Sorkin e quello dell’esordiente alla regia Darius Marder (The Sound of Metal) figurano nella top three anche su Rotten Tomatoes, ma davanti a loro spunta con un indice di gradimento del 95% l’elettrizzante dramma storico sulle Pantere Nere Judas and the Black Messiah di Shaka King. E Nomadland? A sorpresa si classifica solo al settimo posto (82% di gradimento) davanti al solo Mank. Gara non meno interessante quella per il premio alla Miglior regia: in una corsa sorprendente, che vede quattro dei cinque nomi candidati al loro debutto assoluto alla nomination, e che parla femminile come mai prima d’ora, l’unico veterano in lizza è David Fincher. Dopo i tentativi non andati a bersaglio con Il curioso caso di Benjamin Button e The Social Network eccolo riprovarci con Mank: la vera storia di Herman Mankiewicz, celebre sceneggiatore statunitense, premiato con l’Oscar per il capolavoro Quarto Potere diretto da Orson Welles.

Per Fincher però la pellicola Nomadland rischia di diventare una vera ossessione in quanto, oltre al premio per il Miglior film e la Miglior regia, esso rischia di contendergli anche quello per la miglior fotografia: grande cavallo di battaglia della pellicola in bianco e nero diretta dal regista di Denver. Chloé Zhao è dunque la favorita assoluta per critica e bookmaker. Solo a grandissima distanza seguono le candidature di Lee Isaac Chung (Minari), Emerald Fennel (Promising Young Woman) e quella sorprendente del danese Thomas Vinteberg (Un altro giro), a ulteriore dimostrazione (dopo quanto accaduto con Parasite la scorsa edizione) di quanto al cinema non anglofono sia riconosciuto, ogni anno che passa, sempre maggior credito. Per la categoria Miglior attore protagonista, invece, l’impetuosa interpretazione del giovane ed irruente trombettista Levee (in Ma’Rainey’s Black Bottom) che morde e viene morso a sua volta dalla vita, e non certo la sua tragica e prematura scomparsa, fanno di Chadwick Boseman il candidato perfetto per questo premio ed il favorito numero uno di critica e scommettitori. Alla prima candidatura della loro carriera vi sono, al pari di Chad, anche Riz Ahmed (Sound of Metal), nei panni di un batterista che vede precipitare la sua vita per la repentina perdita dell’udito e Steven Yeun (Minari), nei panni di un padre che sradica la propria famiglia dalla West Coast fino in Arkansas per realizzare il suo sogno lavorativo.

Poi ci sono i due veterani Gary Oldman (Mank) ed Anthony Hopkins (The Father). è soprattutto quest’ultimo il vero antagonista di Boseman, nei panni di un anziano padre che rifiuta ogni assistenza da parte della figlia e che, con l’età che avanza, comincia a dubitare di ogni cosa: dei suoi affetti, della sua mente e persino della realtà che lo circonda. Tenetevi forte anche per le nominations al femminile, tutte strabilianti. Un passo indietro secondo gli esperti ci sono Viola Davis (conosciuta come la star della fortunata serie Le regole del delitto perfetto) e Vanessa Kirby, ma le loro interpretazioni sono da pelle d’oca. La Davis è la sudata, indisponente madre del Blues Ma Gertrude Rainey con tanto di denti d’oro, mentre la Kirby è una donna che cerca di riemergere faticosamente dal baratro esistenziale nel quale è precipitata dopo aver sperimentato sulla sua pelle uno dei più intensi e sconcertanti drammi che una madre può provare. Per gli addetti ai lavori questo è però solo il dessert, la triade che si dovrebbe disputare l’Oscar è composta infatti dalle altre tre candidate: la veterana Frances McDormand (Nomadland), Andra Day nei panni anche lei di una cantante (Billie Holiday) e Carey Mulligan (Promising Young Woman), una giovane donna, traumatizzata da un evento del suo passato, in cerca di vendetta.

Andrea Schinoppi
Autore

Nato all’ombra del Colosseo, il background culturale non poteva che essere quello dello storico... mi perdonerete pertanto una certa nostalgia per il rock genuino degli anni andati e per le interpretazioni senza tempo dei maestri De Niro e Al Pacino.