Interviste musica

Il viaggio dentro la rivoluzione nostalgica dei Coma_Cose

Sembra quasi anacronistico parlare di musica indipendente nel 2021. I media che ossessivamente pervadono le nostre vite, che siano i social o la cara vecchia radio, si sono resi protagonisti indiscussi di una rivoluzione in atto, che non fa altro che ridurre quel famoso ed ampiamente discusso gap tra indie e mainstream. Youtube, Instagram e tutte le piattaforme streaming mettono chiunque alla portata del grande pubblico e vedono sfumare sempre più quelle nicchie che facevano dell’esclusivismo indie un vanto. È proprio grazie a questa rivoluzione che abbiamo visto il palco più mainstream di Italia, quello del teatro Ariston di Sanremo, riempirsi di cantanti pop, cantautori e gruppi indie della vecchia guardia. Ed ecco che ai più è apparsa sul palco una coppia affiatata, dagli sguardi reciproci eloquenti, dalla presenza discreta ma allo stesso tempo di impatto, dove la complicità la fa da protagonista. I Coma_Cose hanno conquistato il grande pubblico sanremese proprio così. Fiamme negli occhi è il pezzo che, pompato dall’amplificatore Sanremo, ha portato il duo verso una «piacevolissima deviazione». Quella televisiva. «Tutte le dinamiche a livello di spettacolo sono state una grande incognita da affrontare, ma è stato divertente lanciarci e stupirci con ciò che non conosciamo», mi racconta Francesca (California) dell’esperienza sanremese. Il brano presentato al Festival è solo una piccola parte di un progetto ben più elaborato. Nostralgia, questo è il nome del loro attesissimo disco in uscita, evoca fin dal titolo un mix di emozioni.

«È un disco sospeso, in quanto capita in un momento particolare. All’interno abbiamo raccontato questa sensazione che ha pervaso la penna e l’ispirazione, tant’è che le tematiche sono quelle del crescere, dell’essere adulti e con questo la fragilità e l’intimità che si porta dietro». Nostralgia è in effetti un concentrato di sei brani più outro, alla ricerca del passato visto con gli occhi del presente, in cui ogni canzone racconta una storia a sé, evocando la disperata ricerca del toccare cose, sentire odori e sensazioni per scappare dalla monotona quotidianità dell’ultimo anno in lockdown. Se in casa sono a tutti gli effetti una coppia, quella per cui il nuovo pubblico li identifica, sul palco sono dei musicisti, di quelli che rifuggono la ricerca spasmodica dell’apparire e del mostrare romanticismi che scadono facilmente nel trash. «Appena ci suona il campanellino d’allarme ci fermiamo», ci tiene a precisare Francesca quando le si chiede come mai non ci fosse stato un bacio a fine esibizione. Con il nuovo progetto il duo dichiara ufficialmente un cambio di rotta, un abbandono della sonorità urban dei lavori precedenti, per lasciare spazio ad una semantica musicale totalmente nuova. Basta giochi di parole, nessuna chiave ironica di lettura. Nostralgia è un disco di impatto, di vita reale, «è una promessa che io e Francesca ci facciamo, quella di mantenerci integri, coerenti puri e ispirati da quello che ci piace, mostrando il lato nascosto delle cose». E se Fiamme negli occhi può sembrare la canzone d’amore per eccellenza, Fausto smentisce subito tirando in ballo La canzone dei lupi, un racconto dell’amore più profondo e completo. «È questa la vera canzone d’amore. Un manifesto di libertà».

Se Zombie al Carrefour risulta per Fausto e Francesca la vera botta emotiva del disco, quella che ogni volta che cantano tocca le corde più intime, Novantasei rappresenta invece la nostalgica fotografia di una scena musicale che ormai non c’è più. Il brano ricorda la dimensione live, quella che in questi mesi manca più che mai, in tutte le sue sfumature, in tutti i suoi rituali, «dal viaggio alla colazione scrausa in hotel». Novantasei evoca soprattutto l’anno di una decade magica, protagonista dell’evoluzione del grunge in pop, «ossia il primo vero tradimento della musica mainstream, che aveva una purezza che oggi è difficile trovare», dice Francesca. Un lato naïf e ingenuo del panorama musicale che sembra aver ispirato il percorso artistico dei Coma_Cose, creando un’immagine musicale di integrità e coerenza, la stessa che non li ha mai abbandonati. Ed è proprio così. Che siano arrivati in televisione in prima serata, sul palco più mainstream della nostra penisola poco importa. Francesca e Fausto hanno portato al Festival lo stesso fuoco che arde sulla copertina di Nostralgia, quello che smuove, fa cambiare e crescere; il fuoco che ti fa mettere in gioco, che allontana la razionalità e disillusione dell’età adulta, senza mai tradire la propria essenza.

Martina Guaccio
Autore

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.