Opinion musica

“Happier Than Ever” su Disney+ mostra la vera anima di Billie Eilish

Los Angeles. Porsche 550 Spyder, oggi – ci informa Google – del valore di almeno cinque milioni di euro. Questi i due elementi che saltano all’occhio nei primi attimi di Happier Than Ever: A Love Letter to Los Angeles. Nulla di trascendentale, se non fosse per il legame che c’è tra quel preciso modello di auto e la California. È infatti all’interno di una sua “gemella” che un certo James Dean passò a miglior vita proprio a Cholame, cittadina della California. Un tributo tutt’altro che scontato data l’enorme quantità di personaggi nati e vissuti nello Stato federato statunitense. Billie sceglie Dean, con tutta probabilità per la malinconia e l’energia che si è portato dietro fino alla fine: entrambi elementi presenti nella poetica della Eilish fin dagli esordi. La particolarità di questo prodotto Disney+ che, banalizzando, è un live show pieno di luci e colori, sta certamente in quelli che in gergo tecnico vengono chiamati “fegatelli”, ossia scene di raccordo in un film: in questo spettacolare lungometraggio infatti, tra un brano e l’altro, troviamo momenti in cui footage girato si mescola ad animazione tradizionale (sulla falsa riga di Space Jam, per intenderci).

È dunque tra una Billie 2D ed un arrangiamento d’orchestra che Finneas e la protagonista ci presentano l’intera tracklist di Happier Than Ever, la loro seconda fatica in studio. Un concerto denso di storytelling, dunque, che offre un’esperienza sonora – oltre che visiva – veramente suggestiva. La veste spesso orchestrale dei brani, eseguiti nel leggendario Hollywood Bowl, rende la fruizione ancora più onirica ed emozionante, a tratti intima, specie durante la performance del coro di bambini di Los Angeles. Dico intima perché, malgrado la venue sia completamente vuota, Billie Eilish continua ad interagire con le telecamere come se il pubblico ci fosse. Si rivolge a noi che guardiamo, raccontando dei suoi brani, dell’onore di essere lì e di avere al suo fianco musicisti di fama internazionale (Gustavo Dudamel e Romero Lubambo su tutti). Non siamo di fronte ad un prodotto rivoluzionario o avveniristico, per quanto godibile e raffinato, ma senz’altro il risultato è pregno di sostanza e sogno. Non è certo Anima di Thom Yorke diretto da Paul Thomas Anderson, ma è assolutamente un lungometraggio ricco di umana purezza ed ingenuità. Tutte doti che la Eilish ha dimostrato di aver mantenuto anche dopo la fama globale che l’ha investita a partire dal quel sorprendente esordio di inizio 2019.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.