Opinion musica

Nessuno potrà mai ricreare la magia sonora dei Velvet Underground

Se mi puntassero la canna di una Glock 17 alla tempia e minacciassero di premere il grilletto qualora non dicessi la mia in merito, sosterrei che il cosiddetto “Banana Album” dei Velvet Underground & Nico sia il più grande disco di sempre. Più grande, ovviamente, non significa il più vicino alla perfezione, altrimenti probabilmente citerei Disintegration o The Joshua Tree. Più grande non significa nemmeno il più innovativo, altrimenti nominerei The Unknown Pleasure, SgtPepper’s Lonely Hearts Club Band oppure uno qualsiasi dei Pink Floyd. Il disco d’esordio dei Velvet Underground & Nico è il più grande perché è il più viscerale, è il più autentico e forse è perfino il più eclettico e tormentato tra i dischi cult della sua epoca. Un prodotto seminale «che ispirerà trentamila band» (parola di Brian Eno). Disco inarrivabile dunque, men che meno da un disco di cover in suo onore. Eh già, perché se I’ll Be Your Mirror di Hal Willner è un ottimo lavoro, ricco di intuizioni geniali che modernizzano il prodotto (pur rispettandolo in tutto e per tutto) è altrettanto vero che forse è impossibile registrare un Banana Album nel 2021. Non ci riuscirebbe Lou Reed, e pertanto non ce la fanno neanche Michael Stipe, St. Vincent, Thurston Moore e Iggy Pop (insieme a tutti gli altri artisti che hanno preso parte al disco di tributo).

Ma la prima domanda retorica che spunta tra i mille interrogativi è: siamo sicuri che ne avessero la presunzione? D’altronde parliamo di artisti che attorno alle vibes di quel disco hanno costruito intere carriere (e che carriere). E poi, soprattutto: è mai esistito un disco tributo migliore dell’originale? Lo scopo di I’ll Be Your Mirror immagino fosse piuttosto quello di fare un profondo inchino alla grandezza di questo viaggio psichedelico – per certi versi lisergico – con lo scopo ultimo di provare (magari) a coinvolgere il pubblico dei nuovi ascoltatori in un mondo musicale fatto di atmosfere ed esercizi stilistici che ormai non esistono più, se non in questo trip discografico ormai cinquantaquattrenne. Abbandoniamo dunque i pregiudizi e la penna rossa per le correzioni e lasciamoci bagnare da una pioggia vellutata di rock ben fatto. Lasciamoci sfiorare dalla bontà delle performance di alcune tra le personalità più influenti del panorama musicale. Tutto questo, è quasi superfluo specificarlo, prima di tornare al nostro giradischi e mettere sul piatto il più grande disco di sempre, l’originale. The Velvet Underground & Nico.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.