Interviste musica

Mecna e CoCo, quando due lupi solitari diventano un branco

Mancano due minuti alle 13. Siamo tutti in piena pausa pranzo quando il telefono squilla. Io da Roma, i due Corrado (immagino) da Milano. È sempre interessante conoscere persone mentre sono in pausa, perché sono più distese e dunque più spontanee. Avendo studiato nella stessa Accademia di Corrado Grilli (di qui in avanti, Mecna) ed essendo colleghi, in quanto entrambi art director, gli dico che in quell’Istituto romano tutto parlava (e probabilmente parla ancora) di lui. Gli fa piacere, sorride dall’altra parte del telefono, ma forse questa notorietà un po’ lo imbarazza. Strano per un artista della nostra epoca, penso. Mi aggancio allora ad una domanda che mi ero appuntato, ma che credevo gli avrei fatto più avanti. D’altronde è proprio questo il bello delle chiacchiere in pausa pranzo.

In La più bella c’è un passaggio in cui dite: “Mi piaci più di un milione di copie”, “Mi piaci più di un disco d’oro”. Quanto vi sentite condizionati dal dover produrre per forza canzoni che dovranno riscuotere successo? Io, ad esempio, ho la sensazione che questa cosa delle vendite, specialmente nell’ambiente rap, sia sfuggita un po’ di mano.
Mecna
: Sarebbe ipocrita dirti che non conta. Questa cosa del successo è abbastanza normale, a meno che non ti porti ad essere un artista che non vuoi essere. Anche non volendo, un minimo si viene spinti, ma anche spronati in senso buono del termine, da questa ricerca del riscontro quanto più ampio possibile. Come ripeto: non deve diventare un’ossessione. Spesso il bello consiste nel raggiungere il successo per gradi, cercando di rendersi conto degli step progressivi che ti portano ad ottenerlo. L’importante è che si migliori sempre un po’ di più, che ci siano più persone ai concerti, mai meno. Costruire qualcosa con i fan è il fine ultimo, non lo è invece la ricerca spasmodica della hit radiofonica.

A proposito di La più bella, forse per i fan del rap sarà stato difficile cogliere la citazione a Raf. Questa è una dichiarazione d’amore verso il pop italiano?
CoCo
: Ti svelo un retroscena. In pratica eravamo in studio e ci siamo detti: ma se rifacessimo un pezzo della nostra adolescenza? E abbiamo pensato subito a Solo lei ha quel che voglio dei Sottotono. Chiamiamo Fish (Big Fish ndr.) ma loro stavano già lavorando ad una riedizione dei loro successi e quindi non è stato possibile. A quel punto abbiamo virato su altri pezzi. Sei la più bella del mondo di Raf ci piaceva, anche perché ci ricordava dei trascorsi molto significativi per la nostra crescita come persone. Quindi ci siamo detti: facciamolo.

Cosa vi ha portato a scegliere per Bromance (il disco collaborativo in uscita venerdì per Universal) questo immaginario abbastanza anni Novanta?
Mecna
: Quando abbiamo deciso che il disco si sarebbe chiamato Bromance, si è materializzato in testa tutto, anche a livello visual. Volevamo, come giustamente dicevi tu, citare un certo periodo, quello dei Novanta, cercando di cogliere la parte più… (si prende un paio di secondi prima di dirlo ndr.) romantica. Volevamo ci fossero dei poster, e infatti poi grazie a Pietro Cocco sono diventati dei calendari in cui impersoniamo dei latin lover, una sorta di idoli delle teenager (ho la sensazione che, mentre pronunciava le parole “latin lover” e “idoli delle teenager”, abbia fatto con le dita il simbolo delle virgolette alte, quasi a dire: anche se non lo siamo. Ma magari è solo una mia suggestione. La verità comunque è che in molte amano Mecna e CoCo anche per questa insita caratteristica di sciupa femmine, che stranamente ben si sposa con la loro perenne timidezza ndr.).

Come nasce il sound di Bromance?
CoCo
: Io e Corrado abbiamo gli stessi gusti musicali, dunque è stato facilissimo comunicare in tal senso. La nostra vision è comune, come anche i linguaggi e i punti di riferimento. Da qui la frase “potevamo farlo solo tu ed io”. Non è una cosa comune trovare una persona con una tale affinità.

Dunque, qual è la musica della vostra adolescenza?
CoCo
: Se parliamo di adolescenza sicuramente la nascita delle boy band: dai Backstreet Boys ai Take That, lato femminile sicuramente le Spice Girls. Dopodiché il pop italiano: ad esempio io ero un grandissimo fan di Alex Baroni. Poi è arrivato il rap, che mi ha completamente folgorato. Uno dei dischi in particolare che mi ha totalmente scioccato è stato Nothing Was the Same di Drake, insieme a tutta la discografia di Frank Ocean.
Mecna: Io e Corrado abbiamo un anno di differenza, dunque il background è simile. Siamo cresciuti con MTV e i vinili che ci facevamo arrivare a Foggia da Verona facendo delle improbabili collette. Ognuno ne prendeva uno, poi ce li passavamo. Ti parlo di Fabri Fibra, Club Dogo, Bassi Maestro. Anche per me solo dopo è arrivato il rap straniero, che mi risultava più intimista e profondo. Gli americani in particolare avevano una sensibilità spiccata. È lì che ho capito che era questo che volevo fare.

Nella maggior parte delle interviste fatte in questi anni è emersa la narrazione del contrabbando dei vinili, di questo quasi proibizionismo musicale. Non credevo che in questo circolo quasi da scantinato speakeasy, ci foste anche voi due, vi associavo alla generazione di Spotify e della liberalizzazione della musica (se così, in modo alquanto sensazionalistico, la vogliamo chiamare).
Mecna
: Che poi il bello era proprio quello, l’amore per quel disco, che ascoltavi dall’inizio alla fine decine di volte, vero Corrado?
CoCo: Esatto, oggi è impensabile che qualcuno si metta lì e ascolti un disco integralmente. Io stesso sento di essere molto più distratto di allora nei miei ascolti. Il rito di aprire il disco, ficcare il naso nel booklet per sentire l’odore della carta, è solo un magico ricordo.
Mecna: Ma anche solo il fatto di dover aspettare che arrivasse la spedizione dal negozio di dischi.
CoCo: Vero. Sto diventando nostalgico, aiuto (ride ndr.).

Ieri notte non riuscivo a prendere sonno e ho iniziato a vedere il documentario omonimo dei Velvet Underground su Apple TV+. Prima di crollare ricordo di aver sentito una frase che mi sono ripromesso di riportarvi: in pratica dicono che secondo Lou Reed scrivere un romanzo o una canzone non sia molto diverso. Dato che Mecna è l’alter ego del graphic designer Corrado Grilli, credo tu possa essere favorevole alla multidisciplinarità.
Mecna
: Assolutamente. Poi ti dico sinceramente, non ho mai scritto altro se non canzoni, dunque non so se riuscirei mai a raccontare una storia attraverso delle regole metriche diverse. Quel che posso dirti è che se scrivessi un romanzo, e per adesso non so se è una cosa che vorrei fare, sicuramente parlerei meno di me stesso e più di personaggi di fantasia. Molti colleghi stanno pubblicando autobiografie, ma io virerei su temi diversi visto che nelle canzoni non posso far altro che parlare di me.

Da Lungomare paranoia non ti sei mai fermato, pubblicando cinque album d’inediti in 5 anni. Molti artisti scrivono per poi diluire le uscite nel corso degli anni, questo mi fa pensare che non temi il blocco dello scrittore.
Mecna
: In realtà il blocco mi spaventa molto. Proprio per questo continuo a scrivere senza fermarmi tra un disco e l’altro. Non voglio che il mio cervello entri mai nel mood vacanza. Se lo facessi credo che sarebbe come ricominciare da zero.

Dopo Neverland sei tornato a fare un disco in collaborazione. Mi chiedo: perché in un’epoca molto individualista, tu sembri voler vincere col gioco di squadra?
Mecna
: Io in realtà sono molto individualista, ma nel tempo ho sentito la necessità di confrontarmi. Si impara molto dall’altro. L’affinità personale fa la differenza: con Luke (Sick Luke, produttore di Neverland ndr.) per un verso, con CoCo per un altro.

Spiegami meglio queste differenze.
Mecna
: Con Luke il tentativo era quello di trovare qualcosa che appartenesse ad entrambi, mentre con CoCo è come giocare in casa. Tutto quel che piace a lui, piace a me. Dunque se da una parte si cercava l’intersezione, per Bromance era necessario selezionare, filtrare e scremare fino al raggiungimento di un risultato che ci sembrasse ottimo. Ho imparato molto da CoCo, sia a livello professionale, che umano. Mi porterò dietro questo bagaglio anche nei miei prossimi lavori da solista.

Tu CoCo invece cosa senti di aver imparato da Mecna?
CoCo
: A prescindere dal confronto con un artista con più esperienza di me, lavorare con lui mi ha aiutato a fare cose che per me fino ad allora risultavano assurde. Ti faccio un esempio: io ho sempre registrato le vocals da solo, perché artisticamente sono estremamente solitario e anche un po’ geloso delle mie cose. Per una questione di insicurezza, ad esempio, non faccio mai ascoltare nulla di ciò che sto facendo prima che venga pubblicato. Registrare davanti a qualcuno è stato strano all’inizio, perché nel mio workflow sono io stesso, o al massimo una sola persona, che preme rec. Con Corrado ho imparato l’arte dell’istintività e del coraggio.
Mecna: È stata una iniezione di sicurezza reciproca in realtà.

Un tuo fan (di Mecna ndr.) mi ha detto ieri che in una recente intervista avevi promesso che avresti fatto un disco con CoCo qualora avessi ottenuto determinati risultati con il disco di allora.
Mecna
: Ha ragione in merito alla scommessa. Ma devo dirti che era già tutto in programma (ridono entrambi ndr.). Anche perché non mi pare che fosse arrivata la certificazione per quel disco.
CoCo: Ad ogni modo meglio che la promessa l’abbia fatta tu che io.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.