Opinion musica

Al Cremonini sofisticato di “Colibrì”, preferiamo quello intimo e crudo

Nella notte un primo flebile ma tangibile segnale è stato captato dai radar dei fan di . Il cantautore bolognese riparte da Colibrì, un brano dolce e poetico che ci dà qualche indizio sulla direzione de La ragazza del futuro (settima fatica in studio, in uscita il prossimo 25 febbraio). Parliamoci chiaramente: Cremonini non scrive mai un testo banale e, in linea di massima, la veste che mette addosso ai suoi brani è sempre ricca e sofisticata. Colibrì non fa eccezione, tuttavia è necessario essere super partes e ragionare in modo chiaro sulle criticità di questo nuovo sound. Da ormai qualche tempo Cesare si è messo sulla strada del crossover, sperimentando con suoni ora acustici, ora elettronici. La sensazione, tuttavia, è che la dimensione più intima e nuda vinca con un roboante 6-0, 6-0 contro le visioni sonore più oniriche. In tal senso credo che l’accoglienza (per alcuni, forse, anche inaspettata) di Possibili scenari per pianoforte e voce sia una freccia nella mia faretra.

Ora so cosa starete pensando, ed avete ragione: i brani acustici riusciamo a capirli ad amarli più delle versioni originali solo quando ne fruiamo come conseguenza delle stesure radiofoniche. Tutto vero, ma è vero anche che questo sound elettronico di Cremonini sembra un vorrei ma non posso, un tentativo verso il raggiungimento di qualcosa di epico e universalmente riconosciuto come grandioso, anche se non ne avrebbe assolutamente bisogno. Per fare esempi più pratici, a parer mio, Cesare sta cercando di portare i suoi brani – già al limite della perfezione per scrittura e melodia – verso qualcosa di inattaccabile e nel contempo sofisticato, come il sound degli M83, o di Disintegration dei Cure, o ancora Kid A dei Radiohead (tutti abili maestri nel mixare il sound elettronico alle sonorità rock).

Purtroppo Colibrì, se vuol essere cotanto ambizioso, rischia forse di essere too much anche per il cantautore classe 1980. Magari, penso io da grande seguace, è arrivato il momento di fare un passo verso Dalla, piuttosto che verso i Sigur Rós, pur essendo queste reference alcune tra le mie preferite in assoluto. Un certo tipo di cantautorato, come un corpo bellissimo, è già perfetto così com’è, nudo. Non serve un corpetto di Valentino per valorizzarlo. Tutti abbiamo amato la svolta prog di De Andrè, guidata e suggellata dal contatto con la PFM, ma poi – siamo onesti – il Fab più potente resta quello solo, con un occhio di bue puntato nel buio, con le corde di una Esteve tra le dita. Ecco perché Cremonini, come solo i più grandi, può andare avanti anche facendo un passo indietro.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.