Opinion musica

Quando Noel Gallagher torna alle origini è fottutamente inarrivabile

A prescindere dalla qualità della sua produzione, un artista è grande se riesce ad avere un ruolo di rottura nella società. Ecco perché sarebbe limitato parlare dei Beatles attraverso i loro brani. La band di Paul, John, Ringo e George è la più grandiosa di sempre per cento motivi che superano il concetto di armonia, groove o melodia (pur essendo stati dei pionieri a trecentosessanta gradi). Per fare un esempio ulteriore: i Sex Pistols non vengono ricordati certo per la loro grandiosa produzione discografica o per la sofisticazione dei loro arrangiamenti, ma piuttosto per esser stati seminali verso centinaia (forse migliaia) di band punk in giro per il mondo. A causa di questo fattore, si cerca di demonizzare gli artisti che non hanno la versatilità, o semplicemente il fegato, di cambiare rotta. I fan che non accettano il cambiamo sono ottusi e retrogradi, punto. A parer mio, invece, è proprio questo cambiamento forzato (quasi obbligato), che ha convinto Noel a scegliere, ormai qualche anno fa, di imboccare la via del cosmic pop.

Una formula sonora che risulta innovativa, articolata ed evoluta. Peccato che questo esperimento abbia portato al Gallagher più maturo molte grane e poche pacche sulla spalla. E, spiace dirlo, ma questa volta i fan non sono solo nostalgici, ma piuttosto molto sinceri con il loro beniamino e con sé stessi. Ecco che allora, tirando le somme per l’ex Oasis, si giunge ad una conclusione: il Noel più cantautore e meno dreamy, più pragmatico e meno arabesco, più Oasis e meno Tame Impala, ci piace di più. Ecco perché l’ultimo singolo, che sulle piattaforme è stato caricato con la dicitura Trying To Find A World That’s Been And Gone: Part 1 (Demo) è una assoluta perla che mescola in parti eque il sound ambient dei Cure dei giorni migliori e l’acoustic rock degli Oasis di Wonderwall e Talk Tonight (e molte altre). Il risultato? Una bomba a idrogeno in grado di polverizzare in un attimo la quasi totalità dei brani del ragazzaccio di Manchester.

Questo perché, in fondo, il fan del brit pop più sanguigno e carnale, preferirà sempre e per sempre una ballad emozionante ad una complessa esplorazione fine a sé stessa. Con questo non vogliamo dire che sperimentare sia sbagliato – i Radiohead o Nick Cave (ma anche Albarn), in tal senso, sono un’antitesi che ribalta ogni fondamento delle mie considerazioni – ma che solo alcuni riescono a farlo maledettamente bene. Noel, è fattuale, non è tra questi. Ma la domanda sorge spontanea: cosa ce ne fotte del cosmic pop se il risultato delle demo di mr. Gallagher sono capolavori come Dead in the Water (registrata in presa diretta, senza troppe pretese) o Trying To Find A World That’s Been And Gone?

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.