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Milano, Zona 4, Calvairate. L’ambiente dove Mirko Manuele Martorana, aka Rkomi, è cresciuto appare diametralmente opposto allo sfavillante palco del Teatro Ariston e le brulicanti strade della città di Sanremo durante il Festival della canzone italiana. Nel 2016 il quartiere della periferia di Milano rappresentava la principale ispirazione per l’allora ventiduenne Rkomi. In quello stesso anno usciva il mixtape di debutto Dasein Sollen, un progetto che inseriva Mirko nel panorama rap e allo stesso tempo lo distingueva dai colleghi per il particolare metodo di scrittura e racconto della realtà. Nell’intro di quel disco diceva: “Ho preso quattro cose a caso e sono partito/Ora il quartiere ci crede più di me”, ed effettivamente così è stato, vederlo oggi sul palco di Sanremo con Insuperabile sembra quasi normale, ma la strada per arrivare fino a lì è stata lunga e piena di curve ed imprevisti.

«Credo che il mio pubblico si aspettasse per Sanremo un brano differente, qualcosa sulla falsariga di Apnea. Forse avrebbe reso di più e magari sarebbe anche stato capito di più. Ma io volevo risultare diverso», mi confida a poche ore dalla finale del Festival. A gennaio, pochi giorno dopo l’annuncio della sua partecipazione a Sanremo, il suo ultimo disco (Taxi Driver) ha raggiunto la prima posizione della classifica dei dischi più venduti dell’anno: un progetto che spazia tra il pop ed il rock mettendo in mostra la poliedricità di Rkomi e il suo grande valore artistico. «Taxi Driver riassume tutte le sfumature di questi cinque anni in cui ho fatto tante cose diverse e Insuperabile chiude un cerchio importante. Mai come adesso mi sento ad un punto zero. D’altronde, io sono sempre in competizione con me stesso, non sono mai soddisfatto e, contrariamente al titolo del mio pezzo, non mi sento affatto insuperabile». Per la serata delle cover la scelta è stata di proporre insieme ai Calibro 35 un medley di brani di Vasco Rossi che comprende anche la sua versione di Fegatofegato spappolato arrivata a mezzanotte su Spotify: «Se penso ad un artista italiano il primo che mi viene in mente è lui. Alle medie avevo un amico che andava ai suoi concerti e la mattina dopo arrivava a gamba tesa e mi cantava le sue canzoni. Da lì è nata la mia fissa per Vasco».

Rkomi alla fine ce l’ha fatta, il quartiere faceva bene a crederci più di lui, e vada come vada dall’esperienza di Sanremo sarà sicuramente in grado di tirare fuori il meglio per il suo percorso artistico. «Forse ho preso troppo seriamente questa cosa di Sanremo», dice. «Sono quindici giorni che non faccio sesso, faccio tre volte al giorno riscaldamenti vocali, non esco e non bevo. Sono stato troppo severo con me stesso e questa severità mi ha fatto male. E poi ci sono, e ci saranno sempre, delle mancanze dal lato canoro: anche se non lo sembra, il pezzo che porto è tecnicamente difficile e io mi lascio trascinare molto dall’emozione».