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Il Paradiso ritrovato

Tommaso Paradiso è tornato con noi, ha un nuovo album, alcuni pensieri sulla purezza della musica pop e una serie di parole precise sui Thegiornalisti

Tommaso Paradiso è tornato con noi, ha un nuovo album, alcuni pensieri sulla purezza della musica pop e una serie di parole precise sui Thegiornalisti che, almeno per il momento, non torneranno. «D’altronde in studio ci sono sempre e solo entrato io – dice – Il passaggio da Tommaso Paradiso e Thegiornalisti? Cambia solo il nome». Space Cowboy, nato in pieno lockdown in una villa sulla Costiera Amalfitana e prodotto da Federico Nardelli (Gazzelle, Ligabue), incorpora nel suono elementi lontani dal Paradiso di Felicità puttana e Riccione: la batteria finale della title track è ispirata a quella di Goodbye Kiss dei Kasabian, mentre il giro di chitarra iniziale di Guardarti andar via (SPOILER: è uno dei momenti più alti del disco) è un omaggio a Oh My Love di John Lennon. Qualcuno giura persino di aver sentito in Silvia un qualcosa di Reptilia degli Stokes. «Questo disco l’ho svuotato degli arrangiamenti, sintetizzatori e tutto quello che mettevo prima nei lavori in studio. Mi sono chiesto: “Cosa mi piace della musica?”».

«Mi vedo ogni tanto con Paolo Sorrentino e più volte mi ha chiesto cosa mi piace nella musica e perché ho iniziato a farla. Io rispondo che voglio fare cose che non sento altrove e lui mi dice che da regista ragiona allo stesso modo. Per questo ho inserito le chitarre che ricordano i lavori anni Ottanta di Luca Carboni e Vasco e i bassi ispirati a quelli di John Lennon nel suo periodo solista». A fare da traino c’è la canzone che dà il titolo al progetto, una sorta di testamento chitarra e voce con un ritornello dimensione arena (“Lo vedi la vita non è un cellulare/È molto più spettacolare/Sono solo un vaccaro che ama guardare il cielo/Sono solo/Uno Space Cowboy”). «È il brano manifesto del disco e anche quello che mi rappresenta di più in questo momento della mia vita. Ad un certo punto canto “Tu vuo’ fa’ l’americano”. L’America per me è stata sempre un punto di riferimento, io per dire sono un malato di Yellowstone, del mondo cowboy, dei western di Sergio Leone. L’America per noi italiani è sempre stato il faro dello show business, il sogno: ogni volta che noi musicisti facciamo un disco andiamo ad intercettare i trend americani. Però poi nella canzone dico anche “Ma nel cuore c’hai Vasco”, perché infondo è un disco pieno d’Italia, non a caso l’ho registrato completamente in Costiera Amalfitana».

Paradiso ha iniziato a scrivere l’album nell’autunno 2019, subito dopo il concerto conclusivo del Love Tour che radunò qualcosa come 40.000 spettatori al Circo Massimo di Roma. «È stato uno dei periodi più duri della mia vita», dice. Ed è proprio in quei giorni di smarrimento che ha composto il pezzo che apre il disco (in Guardarti andare via scrive “La casa cambia quanto te ne vai/Quando esci la mattina presto/E io a parte qualche film sulla Rai/Non so davvero cosa fare”). «Quando dopo 36 date sold out si sono spente le luci del tour, mi sono ritrovato di colpo a fissare il soffitto della mia camera da letto, a pensare a quello che era stato. In quella circostanza ho scritto Guardarti andare via in cui dico “Vorrei che non lavorassi più”, come a dire: non andartene, non uscire da questa casa, non lasciarmi da solo». Poi c’è Silvia: base potente e ritornello tutto da cantare – della serie: ce la subiremo per tutta la prossima estate. «Volevamo omaggiare quella scena indie che nei primi anni Duemila ha rivoluzionato la scena rock, gli Strokes e Arctic Monkeys per intenderci. Nel ritornello dico “La vita dura solo un’estate” che è una frase che mi disse un volta Enrico Vanzina».

Ascoltando le sue parole, ma ancor di più mettendo il focus sul suo tono di voce, al netto dello sfoggio dell’acconciatura delle grandi occasioni – in stile Johnny Depp in Cry Baby – si ha la netta sensazione che Tommaso sia in un momento sereno della sua esistenza e della sua carriera (malgrado ovviamente tutto quel ci rattrista a livello globale da anni, a cui peraltro fa riferimento ad inizio chiacchierata). Sembra un artista che chiede molto più a sè stesso che al mercato discografico. Che poi, forse, la dimensione più intima e viscerale di Paradiso è proprio questa, e il processo di pulizia del suono dagli orpelli della disco anni Ottanta è una vera e propria catarsi, un detox. E come un ribelle, lascia la city rumorosa, per tornare alle origini di sè stesso. A guardare il cielo come, appunto, uno space cowboy.