Opinion musica

Come suona “As It Was” di Harry Styles cantata dagli Arcade Fire? Il video

La musica può fare miracoli. La musica è una ragnatela che connette punti, generando angoli, forme piane, reticoli. Nella grande ragnatela della musica, ci sono due punti talmente lontani che neanche il più esperto dei ragni credeva di poter connettere: gli Arcade Fire e gli One Direction. Due band che affondano le proprie radici in generi agli antipodi, band con pubblici diametralmente opposti sia per anagrafica che per riferimenti culturali e dunque per influenze. Ma la musica può fare miracoli, dicevamo. Ed è per questo che un componente di una boyband, una volta diventato adulto e riconosciuta la propria strada, possa finire per scrivere una canzone di grande spessore. Anzi che dico: un sacco di canzoni di grande spessore. E allora succede che una mattina ti svegli e scopri che quella band di fenomeni extraterrestri (gli Arcade Fire), proprio perché tali, ha deciso di coverizzare durante l’ospitata ad una emittente come la BBC un pezzo di Harry Styles.

Dopotutto la grandezza sta nel riconoscere un brano destinato a restare, e se gli extraterrestri tra tutte scelgono proprio As It Was di Styles, un motivo senz’altro c’è. Ovvio che il mio goffo tentativo di fare sensazionalismo in testa a queste poche righe non può nascondere alle vostre orecchie una verità lapalissiana: ossia che c’è molto più in comune tra la musica degli Arcade Fire ed Harry Styles di quanto non ce ne sia tra quella degli One Direction e quella del loro stesso ex membro. Quando uscì il brano d’esordio come solista del classe Novantaquattro, che si chiama Sign of the Times, pensai infatti da subito che si potesse riconoscere un certo retrogusto bowieano, sia nelle atmosfere che nelle linee melodiche. E dato che, come molti di voi sapranno, Bowie si esibì con gli Arcade Fire sulle note di Wake Up (brano cult della band, che sembra uscito dai dischi più illuminati dello stesso Duca Bianco), potremmo dire che è proprio lui, forse, il connettore che mette in comunione questi due punti neanche troppo lontani sulla ragnatela.

Da una parte l’eclettico Styles che ha ritrovato la Fede per la musica dei grandi e dall’altra la poesia sonora del magnificente gruppo di Win Butler. Bowie fa questo, anche se non è più su questo pianeta (al netto che ci sia mai veramente stato). Perché, lo ripetiamo ancora, la musica può fare miracoli, in questo caso anche attraversando e sublimando la morte. Nessuno vuole ovviamente mettere sullo stesso piano progetti così diversi per il peso specifico che hanno nella storia della musica. Diciamo soltanto che in definitiva c’è del Bowie in Harry Styles e c’è del Bowie negli Arcade Fire. E questo non può che essere un complimento per ambo le parti. E la cover di As It Was lo testimonia.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.