Recensioni

Le notti brave di Carl Brave sono belle intense

Si scrive Notti brave, si legge Polaroid. In viaggio questa volta solo Carl Brave, fatta eccezione per La quenta, brano in cui il duo più gajardo de Roma si riunisce per quattro minuti. Ovviamente è proprio da lì che partiamo: a sentirlo fa già scendere la lacrimuccia, quasi si stesse aspettando una reunion. La verità è che Carl Brave e Franco 126 avevano solo bisogno di fare qualcosa di individuale, ma il mood è quello e le sonorità pure (ovviamente, visto che Carl è innanzitutto un produttore).

Gli ospiti di casa Brave sono tanti e tutti di caratura elevata. Quel che però è degno di nota è senz’altro il fatto che Coez, Fibra, la Michielin, Gemitaiz, Frah Quintale, Giorgio Poi, Emis Killa e tutti gli altri – che ci vorrebbe un papiro per elencarli tutti – in realtà prendono parte ad un valzer in cui a guidare è sempre Carlo e dove anche i più affermati gli lasciano riflettori e barre di rappato. Quel che emerge da tutti questi featuring è comunque un clima di festa o, come direbbe lui, caciara in cui, a prescindere dal luogo anagrafico di nascita o dalla calata, tutti finiscono per parlare attraverso gli stornelli di Carl e Franchino. Anche perché ormai il loro genere è un po’ come la Nutella o la Coca Cola: in molti tentano di imitarlo ma nessuno ci riesce veramente.

Vocalmente i due cantautori capitolini sono niente di che, è vero, ma ascoltando testi e intenzioni è chiaro che c’è tanta carne al fuoco, uno spaccato della società che vivono, la forza evocativa che si nasconde nelle piccole cose di ogni giorno. Non è che l’autotune sia un reato, lo è piuttosto scrivere testi senza contenuti né temi e questo a Carl Brave non lo si può proprio imputare.

Ok, Professoré è acerba, lo sentirete, ma diamine quanto è vera. Cioè dai, guardate in faccia quel ragazzone di Trastevere e ditemi se potrà mai scrivere qualcosa che non lo riguardi. Ascolterete Accuccia e, malgrado l’arrangiamento da demo, penserete che è proprio la cartina al tornasole dei sentimenti che avete provato anche voi quando da bambini avete perso il vostro amico a quattro zampe. Ballerete tutta l’estate sulle note e sulle linee melodiche – peraltro quasi identiche ad Enjoy – del brano Parco Gondar (“E io già ragionavo per due/Ballavi ti tenevo per la gonna/Cercavo l’ombra a Parco Gondar”) anche se non ci avete mai messo piede, perché è lì che Carl si spara la cartuccia Coez che si sa, ormai, tutto quel che tocca lo trasforma in una hit. Oscillerete la testa su Malibu con Gemitaiz che vi sembrerà come minimo di averne bevuti un paio.

Insomma: le notti brave di Carl Brave sono belle intense, fatte di cocktail e Camel blu, ma anche di amori finiti in un attimo dove, come in un film di Verdone, alla fine si ride e ci si prende poco sul serio, ma si sente in bocca il sapore agrodolce della vita.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.