Recensioni

Calcutta con “Evergreen” ci riporta a Sanremo ‘60

Nell’anno in cui David Lynch rilascia il terzo capitolo di Twin Peaks arriva anche l’attesissimo secondo album di Calcutta. A differenza del capolavoro cinematografico, non sono passati venticinque anni, ma soltanto due, eppure a mezzanotte e una manciata di secondi eravamo tutti su Spotify a curiosare nella testa del Pontino. Se Twin Peaks 3 non ha nulla a che spartire col passato, Evergreen è la fisiologica prosecuzione di Mainstream, sia in termini di sound che di approccio alla scrittura.

La sensazione è che dieci brani, di cui tre appartengono al prima-Mainstream e uno strumentale, non siano sufficienti a giustificare due anni di attesa. Ma passiamo alle cose buone: di certo brani come Saliva, Pesto e Paracetamolo hanno un valore altissimo in termini di hype. Briciole ha una frase (“Il mondo è un tavolo e noi siamo le briciole”) che è senz’altro destinata a comparire su muri e bagni degli autogrill e Kiwi, anch’esso non inedito ma al quale è stato aggiunto il ritornello, gioca con la dialettica alla Calcutta dello pseudo non-sense (“Fammi vedere il campo di kiwi dove mi vuoi seppellire” ricorda la frase di un vecchio brano che dice “Resto a casa col cane anche se lui non c’è più”).

Quasi come provocazione, tutti i brani hanno l’etichetta explicit, anche Dateo che di parole non ne ha affatto, ma di certo Orgasmo è il pezzo più sconcio dell’album. Edoardo stavolta racconta la società dei giovani, la sua, sempre pronta a farsi drizzare i capelli e tutto il resto in preda alle tempeste ormonali che esplodono in loro.

Hübner è il brano più sorprendente tra quelli che non erano ancora usciti in radio come singoli e racconta qualcosa di socialmente molto importante come la realtà del calcio proletario e di provincia che riconosce nello stesso Dario Hübner forse il suo ultimo baluardo. Il caro Calcutta, reo della cattiva esperienza del Frosinone in serie A, questa volta ci parla di un calcio fatto di polmoni, nostalgia e riscatto sociale, quasi ad esorcizzare il suo timore. Eh sì, perché intanto il Frosinone si gioca di nuovo la possibilità di essere promossa nella serie maggiore.

Ormai l’uscita dell’album di Calcutta è un po’ un segno premonitore che fa credere all’allineamento degli astri anche i più scettici. Che la mancata qualificazione senza bisogno di giocare i playoff sia proprio ciò che manca ad Evergreen per essere Mainstream? Il titolo ci suggerisce di aspettare, perché a differenza dei brani mainstream, che sono meteore, gli evergreen migliorano invecchiando. E ce lo auguriamo per Calcutta, per i fan, e per la discografia italiana.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.