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Se siete cresciuti con Jimi Hendrix non potete fare i moralisti

La nostra testata in questi giorni di lutto e cordoglio ha deciso di prendere le distanze da tutta quella schiera di testate nazionali cartacee e digitali che hanno fatto sciacallaggio su una notizia di cronaca nera, riportando di fatto solo gli accadimenti e le dinamiche che si sono andate a manifestare nelle ore notturne di due giorni fa nel locale in provincia di Ancona dove si sarebbe dovuto svolgere il deejay set del trapper più famoso d’Italia.

In questo secondo pezzo non abbiamo intenzione di propinare facili (quanto inutili) ramanzine che finirebbero per lasciare il tempo che trovano. La tematica su cui invece è doveroso dedicare una riflessione è senz’altro l’atteggiamento tutt’altro che educativo di una fascia di utenti adulta (purtroppo solo dal punto di vista anagrafico) che, anziché unirsi al dolore e al silenzio, ha preferito buttare merda contro un artista che non ha minimamente – rettifico – univocamente colpe circa la vicenda.

È risaputo che parte del popolo degli over cinquanta stia rovinando la community dei social network e che i millennials stiano cercando social alternativi a Facebook (Instagram, per esempio) dove tornare ad essere liberi di postare una foto con una birra senza trovarsi a dover dare giustificazioni alla zia di secondo grado che è diventata improvvisamente social addicted. La verità è che critichiamo il buonismo e l’ipocrisia statunitense per il divieto di commercializzazione di alcolici ai ragazzi sotto i ventun’anni suonati, abusiamo del termine bamboccioni ma poi scriviamo inciviltà su Sfera Ebbasta perché nei suoi brani parla di droghe leggere.

Sfera Ebbasta a Torino, foto di Cristina Torti

Mi piacerebbe ricordare a questi signori, improvvisamente santi e martiri del nuovo millennio, che probabilmente sono cresciuti negli anni settanta di Jimi Hendrix, Jim Morrison e Janis Joplin (che non sono morti per un raffreddore, club dei ventisette vi dice niente?), sono diventati grandi negli ottanta dei secondi AC/DC (quelli del dopo Bon Scott), con i Metallica e i Guns N’ Roses, per poi appassionarsi, più avanti, nei novanta, degli Oasis (che qualche sostanza in linea di massima devono averla provata) e i Nirvana di Kurt Cobain (vedi sopra alla voce “club dei ventisette”).

In tempi recenti non avete ascoltato molto, troppi straordinari da fare e troppe critiche da muovere contro il politico di turno per restare attenti su un panorama che ha visto morire Chester e Lip Peep. Ovviamente non parlo a tutti, molti di voi questa roba da alternativi l’hanno sempre odiata. Le preferivano Michael Jackson (morto per overdose) ed Amy Winehouse (stessa sorte, scomparsa all’età di… sì infatti, ventisette anni). Da questa lista tolgo Mick Jagger, Keith Richards, David Bowie, Freddie Mercury e Ozzy Osbourne perché fin troppo facile raccontare delle loro storie, non stories eh! Quelle ancora non c’erano.

Imparate ad usare i social network, imparate a guardare e non solo vedere al di là del vostro naso, e la prossima volta (augurandoci con tutto il cuore non si verifichi più) tappate quella bocca e scrollate i vostri album fotografici, anziché i profili dei ragazzi che ascoltano la trap. Vi sto per dare una notizia che vi sconvolgerà: eravate più diseducati voi dal rock dei vostri tempi che i vostri figli dalla trap di Post Malone e Kendrick Lamar. Abbiate rispetto per le vittime, non siate i carnefici, pretendiate risposte sui vergognosi problemi di ordine pubblico che hanno causato una disgrazia come quella dell’altra notte e smettetela di parlare e sparlare di Sfera Ebbasta (o chiunque altro), perché a parità di atti diseducativi, ha comunque ucciso più l’LSD dei vostri anni che gli spray al peperoncino dei nostri.