Opinion

Franco126 è il Roberto Pruzzo dell’itpop

Anticipato da due singoli (Frigobar e Ieri l’altro) e dal videoclip della title track in cui il giovane trasteverino duetta con il frontman dei Thegiornalisti, Tommaso Paradiso, Stanza singola è un album veramente convincente, con un sound inedito per il mercato itpop e con liriche semplici ed incisive (ma insomma, che Federico sapesse scrivere lo sapevamo già).

Ancora Roma, umile come quella del calcio anni ottanta, ancora chitarre acustiche e sax, ancora mood tra l’agrodolce e il soft-depressive, ma nessuna traccia di autotune. Questi gli ingredienti di un prodotto estremamente vero e sincero, puro ed acerbo (nell’accezione positiva del termine), fatto di storie, di momenti e di diapositive raccolte dal proprio inconscio, raccontate da Franco126 attraverso il solito timbro tatt’altro che perfetto, patinato o perfettamente intonato, ma nudo e tagliente, roco e frastagliato, questa volta più che mai.

Un album con almeno quattro perle che sfioreranno i sentimenti di pochi fan fedeli e di tanti neofiti del cantautorato romano 2.0; i due singoli, anzitutto, che per spessore ed intenzione ricordano un po’ quel Califano che troppo spesso è finito sul banco degli imputati per la sua crudezza ed il suo anacronismo (come se amore e sesso non fossero tematiche prive di collocazione spazio-temporale).

Poi tra i titoli da inserire tra i preferiti c’è il brano con Paradiso, che si sarà di certo ritrovato almeno un po’ nel testo della prima strofa che recita: “E passavamo le giornate a mangiare sul letto/E dormivamo stesi in mezzo a briciole di Kellogg’s” e ci ricorda un po’: “Sarà un altro giorno passato nel letto/Con la bottiglia dell’acqua a fianco e il telefono stretto”.

Ultima perla veramente imperdibile del nuovo album di Franco126, Parole crociate, ricorda sia per sonorità che per disegni melodici il brano Ieri l’altro ma porta in scena una serie di tematiche leggermente diverse. Se l’uno parlava della perdita come lutto, nel brano numero cinque c’è la perdita di una donna (forse più d’una), la perdita di memoria, del senno, della serenità (“Pure stasera m’hai lasciato a zonzo/Solo per qualche frase fuoriposto/E ho l’impressione di girare in tondo/Solo con le bugie che mi racconto/Sai mi sembra di stare in un sogno”, canta nella prima strofa).

Logicamente c’è anche dell’altro nella Stanza singola di Federico: c’è San Siro (metafora di una storia guastata in cui il rischio è sempre quello di sparare tra i rami questo amore come un pallone da calcio). Questo è uno dei pochi pezzi up-tempo che, insieme a Vabbè ricorda vagamente Polaroid. Il contesto è avvolto in una patina di riverberi, white noise, fruscii della puntina sul vinile e suoni ambient raccolti da quella che sembra una registrazione in presa diretta di uno show unplugged. Uno show perfettamente riuscito.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.