Opinion

“Start”, troppo Ligabue e poco Luciano

Si chiama Start, partenza, e di fatto, almeno concettualmente, siamo di fronte ad un nuovo percorso per Luciano Ligabue. Dico concettualmente perché se le premesse c’erano tutte – più avanti cercheremo di elencarle ed analizzarle – la sensazione è che la nuova partenza di Ligabue sia una falsa partenza. Ma facciamo ordine e proviamo a raccontare il percorso. L’avanguardia del sound in Italia ha un nome e cognome: Federico Nardelli. Fatto.

Il nuovo anno ha portato alla luce un bisogno irresistibile di rock & roll, di chitarre e di accenni all’ambient che dà sempre la sensazione di avere un concerto nelle orecchie. Insomma: non c’è più spazio per la finzione, la saturazione del sound dei trapper suona meno figo di qualche tempo fa e la nuova rotta sembra arrembare agli imperativi di suonare, sudare, dire. E anche tutti questi ingredienti sono ben presenti nel piatto preparato da Ligabue.

Ci sono anche i testi, perché comunque Luciano sa scrivere (e a differenza dei più, sa parlare). Fin qui tutto bene, c’è poi il momento per le under venti (Certe donne brillano), il pezzo struggente (Io in questo mondo), il pezzo per i nostalgici del Ligabue di Buon Compleanno Elvis (La cattiva compagnia), il pezzo U2 (Ancora noi) e il singolo che funziona (Le luci d’America). All’appello non manca nulla. Forse allora c’è solo troppa presenza, troppi cliché, troppo Ligabue e poco Luciano.

Ligabue, foto di Ray Tarantino

L’impressione è che ci sia una doppia anima dentro il cantautore Emiliano, un diavoletto sulla spalla sinistra che si sente ancora rockstar e un angelo con l’aureola sulla destra che preferisce Guccini a Mick Jagger. E probabilmente questo vale per tutti i grandi della musica (quando si ha un repertorio ampio, c’è il rischio di essere tante copie diverse di se stessi). Basti pensare a Vasco Rossi, una rockstar, un cantautore e nel contempo una macchina da hit radiofoniche. Sarà un segno di longevità, sarà un sintomo di grande eclettismo, ma la sensazione è che Start, la nuova partenza di Ligabue, sia più un giro d’onore lungo la pista d’atletica.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.