Recensioni

Billie Eilish e Justin Bieber, il duetto di cui non si sentiva il bisogno

Bad Guy, ovvero ragazzaccio/a. La nuova versione di uno dei brani più celebrati di Miss Eilish porta in scena uno che, specie in partenza, era tutto fuorché un ragazzaccio: Justin Bieber. E l’impressione è che se nasci incastonato in un format molto teen è difficile convincere il tuo pubblico che non sei più lo stesso (ammesso che tu lo voglia). È una spada di Damocle quella che poggia sulla testa biondo platino di Bieber, la stessa di Harry Styles che, alla fine, con un album solista di una bellezza disarmante alle spalle, alla fine tornerà da dove tutto è partito, con gli One Direction. Anche un big come Williams alla fine si porterà sempre quell’etichetta e, udite udite, neanche il re indiscusso della musica, il baronetto Lennon – che per inciso qualche battaglia sociale l’ha vinta e più di qualche pezzo impegnato l’ha scritto – alla fine resterà sempre quel ragazzo col caschetto che faceva strappare i capelli alle teenager.

Questo per dire che Bad Guy è un pezzo di altissima caratura che si compone per il novanta per cento della personalissima interpretazione dell’autrice. Insomma: in un brano billiecentrico la voce patinata e impeccabile di Justin ci sta così così. Scarica tutta quella componente sperimentale di cui Bad Guy si fa promotrice nel mercato discografico mondiale, mercato dove di Bieber ce ne sono più d’uno (e dove a onorar del vero lui spicca e domina sugli altri), ma dove di Billie Eilish non ce n’era mai stata una, neanche vagamente simile. Un tentativo ultrapop, dunque (nel momento in cui scrivo il video con l’audio del pezzo è già nono in tendenze nel nostro Paese e si candida fortemente ad entrare almeno in top five), ma non c’è molto altro da aggiungere. Lunga vita a Billie Eilish e al suo super potere di essere una Bowie per tutte le età e lunga vita a Justin Bieber che rappresenta una generazione in grado di lottare per riscrivere il proprio futuro senza rinnegare il passato. Lunga vita a entrambi, purché ognuno continui a camminare per la propria strada.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.