Recensioni

Oltre “Breaking Bad” c’è un fanservice ad alto budget

Vi è mai capitato di chiedervi cosa ci sia dopo? Sì, quando arriva la fine. La storia è giunta al termine, il tempo è scaduto e qualunque sia stato il finale, felice, tragico o uno di quelli con la morale, sai per certo che non ci sarà nient’altro lì per te, se non quello che c’è stato. Vi siete mai chiesti cosa ci sia dopo? Sì, stavolta quel dopo. La morte è una conclusione o un nuovo inizio? In tanti hanno provato a rispondere a questa domanda. La religione ci ha costruito sopra le fondamenta del proprio potere. I grandi pensatori si sono guadagnati la qualifica di filosofi e, chi più chi meno, un posto importante nel programma di studio di licei e università, oltre che sotto qualche post di Instagram.

Poi ci siete voi, ci sono io, i nostri vicini di casa. Tutti almeno una volta ci siamo fermati a riflettere su cosa e se per caso potesse esserci qualcosa oltre la fine; della vita, di una storia, una relazione, una fiaba, un film. El Camino, il dopo Breaking Bad, risponde a una domanda la cui risposta probabilmente non era necessaria. Non una brutta risposta, semplicemente superflua. Il film risponde al nostro bisogno di sapere quanto felice e contenta sia stata la vita di Biancaneve dopo l’incontro col Principe Azzurro. Chiamatela semplice curiosità, quanto morbosità o insoddisfazione per un finale che per quanto apparentemente chiuso e definito da quel chiarissimo punto, lascerà sempre uno spazio superiore a cui aggiungere quel simbolo ricurvo che, come un genio fuoriuscito dalla lampada, si fermerà a chiederti: vuoi esprimere un desiderio? Vuoi dell’altro?

Ma come ogni cliché a un desiderio corrisponderà una condizione e un avvertimento: occhio a ciò che desideri o potrebbe, alla fine, realizzarsi davvero. El Camino non è un cattivo film. Ha la giusta quantità di fanservice, una buona regia (quella di Vince Gilligan) e anche qualche dialogo interessante. Risponde alla nostra voglia di sapere cosa aspettasse Jesse Pinkman (Aaron Paul) dopo la fuga dall’ultima puntata di Breaking Bad, si rivela a tratti piacevole e per larghi tratti superfluo. La verità è che probabilmente non ci serviva, che poco ha aggiunto, ma che nulla ha tolto. Ci ha accontentato e ci ha fatto sapere cosa venisse dopo e poi è finito. Un finale finalmente chiuso, che probabilmente meritavamo di poter vivere, anche solo per il nostro sazio, per il “non si sa mai”. Esiste davvero una fine? Probabilmente no. Semplicemente a volte vale la pena tornare a camminare, anche dopo un lungo percorso; mentre altre è più saggio fermarsi, sedersi e chiudere il proprio cammino.

Stefano Falcone
Autore

Ventidue anni, barba rossa e baffi all’insù. Siciliano d’appartenenza, cittadino del mondo per aspirazione. Si definisce con i piedi per terra e la testa fra le nuvole, un mix così in contraddizione che potrebbe farlo perdere nel giardino di casa, come arrivare a colonizzare la luna.