Recensioni

“Eutopia”, ossia il Mondo possibile immaginato dai Massive Attack

Da Leonardo Da Vinci ad Andy Warhol, da Corrado Grilli a Gemello, passando per Jared Leto, la storia ci insegna che, malgrado il pubblico detesti i tuttofare dell’arte, possono esistere delle figure – che convenzionalmente chiameremo multidisciplinari – in grado di abbracciare diversi linguaggi artistici per esprimersi: dalle arti visive alla poesia, dalla musica al cinema. Ora: al netto del fatto che forse non ne avremo mai la cosiddetta “prova provata”, Robert Del Naja potrebbe essere il portabandiera degli artisti multidisciplinari del nostro tempo. Oltre allo pseudonimo 3D, che utilizza quando indossa il costume da supereroe del frontman dei Massive Attack, ce n’è forse un altro, addirittura più noto, ossia Banksy, il cui peso nella storia dell’arte contemporanea non credo sia in discussione. Se dunque non abbiamo la certezza delle gesta di Robert nel mondo dell’arte urbana, di certo possiamo accreditargli quelle di musicista con la band di cui sopra. E proprio in questi giorni è uscito Eutopia, un trattato in tre parti che affronta temi come il cambiamento climatico, i regimi di tassazione dell’economia finanziaria globale e il reddito base universale. Il termine tecnico per definire #CLIMATEMERGENCY, #TAXHAVENS e #UNIVERSALBASICINCOME (questi i titoli dei tre brani) è readings, ossia monologhi letti in modo espressivo, in questo caso sopra delle basi musicali.

A testimonianza del fatto che non siamo di fronte ad un normale EP musicale, ma piuttosto di un progetto trasversale audio visivo, i fan della band potranno trovare Eutopia esclusivamente su YouTube e sui profili della band. Non sono né verranno droppati su Spotify o sulle altre piattaforme di streaming musicale. Alla base di questa scelta c’è ovviamente il desiderio da parte di Robert e soci di sensibilizzare il pubblico in modo completo: non bastano le parole o le immagini per fruire nel modo corretto il progetto, vanno lette assieme in un unico linguaggio che non si associa ad alcuna etichetta. Il risultato è senz’altro rilevante per l’utenza, che tuttavia potrebbe non riuscire ad amare a pieno il prodotto in quanto estremamente sofisticato e al limite del concettuale (il missaggio del brano rende a tratti complessa anche la percezione delle parole in quanto sovrastate del brano dei Massive Attack). Ad ogni modo siamo di fronte ad un tentativo nuovo di lanciare degli hashtag a scopo sociale e culturale, e questo non è mai un male.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.