Opinion cinema

I 5 film che meglio raccontano chi era Diego Maradona

Il calcio, che riempie ogni mattina le prime pagine dei quotidiani e si insinua nelle nostre chiacchiere “da bar” davanti – da buoni italiani – ad una tazzina di caffè, non è qualcosa che solitamente rientra nella nostra linea editoriale. Permetteteci però di fare un’eccezione per Diego Armando Maradona, non solo abile (forse il più grande) calciatore, ma soprattutto un mirabile artista del gioco più bello del mondo. Il suo estro ed il suo carattere fortemente popolare (chiedere per ulteriori informazioni in patria e a Napoli) lo avvicinano per noi a quelle rockstar che tanto amiamo e per le quali, nel nostro magazine, versiamo tanto “inchiostro”. Una rockstar dicevamo, uno di quelli che ha fatto sold out in un’arena, ogni domenica, per anni, uno di quelli che, come in una jam session, riusciva ad eseguire una musica mirabile improvvisando, senza scaletta alcuna, mettendo sul palcoscenico uno show che finiva sempre e solo come voleva lui. Lo chiamavamo tutti Dios e ci eravamo convinti che fosse immortale, e invece era solo un uomo, con i suoi demoni, le sue paure, la sua arte intramontabile e sconfinata. Un’arte che a noi – immersi come siamo tra due forme artistiche altrettanto mirabili quali musica e cinema – non può lasciarci indifferenti, ed è per questo che abbiamo deciso di raccogliere, in suo onore, i migliori film che lo hanno visto protagonista.

Diego Maradona (Asif Kapadia, 2019)

Il regista inglese di origine indiana Asif Kapadia dopo aver dipinto due meravigliosi affreschi, rispettivamente di Ayrton Senna e Amy Winehouse, si concede il tris con Diego Armando Maradona. L’inizio del film è quasi da cinema d’autore: un camera car per le vie di Napoli che culmina con l’ingresso al San Paolo. Un viaggio nella pancia dello stadio che preannuncia quello che vedremo per le due ore successive, immagini (molte delle quali inedite) che raccontano la storia della piu grande star del calcio mondiale che passa dal blasonato Barcellona al piccolo, in confronto, Napoli. Sette anni di trionfi inimmaginabili per la squadra e la città, di feste ed eccessi tutti timbrati dal Diez, l’immenso Diego.

Maradonapoli (Alessio Maria Federici, 2017)

Non è il solito documentario su Maradona ma è incentrato più che altro sul ricordo che Diego ha lasciato a Napoli, senza alcuna azione di gioco e nessuna immagine di repertorio. È piuttosto l’indagine su un territorio, la ricerca, in ogni angolo della città di un’immagine, un oggetto che lo ricordi, ascoltando dalle persone che cosa vuol dire aver avuto Maradona nella propria città. Icona, mito per alcuni addirittura santo.

Maradona di Kusturica (Emir Kusturica, 2008)

È l’omaggio del discusso regista jugoslavo naturalizzato serbo Emir Kusturica, istrionico al punto da mettere il proprio nome accanto a quello del Dios nel titolo della pellicola. Il film si sofferma oltre che sulla lucente carriera sul campo e quella più grigia e buia fuori dal rettangolo verde, sul pensiero del Maradona-uomo: la droga, la famiglia, il calcio di oggi e le sue idee politiche contro il sistema neo-liberista nordamericano.

Maradona – La mano de Dios (Marco Risi, 2007)

È un biopic più convenzionale di quelli sopracitati sulla vita di Maradona, dalla sua infanzia fino all’inizio del millennio. Nel film l’adulto Maradona è interpretato dall’attore Marco Leonardi, mentre la meravigliosa musica di Pino Daniele accompagna le sue gesta napoletane: gol strepitosi, acrobazie e le sue consuete pazzie. Si portrebbe dire il solito Diego.

Youth (Paolo Sorrentino, 2015)

Specifichiamo subito come esso non sia un film sul Pibe, Diego (interpretato da un attore) però appare, ospite di una clinica in Svizzera, la stessa in cui stanno soggiornando i due protagonisti Michael Caine e Hervey Keitel. Grasso e affannato ma ancora capace di squarci di grazia come gli altissimi palleggi compiuti con una pallina da tennis, così lo immagina l’estroso regista napoletano Paolo Sorrentino. Citare Youth è infatti un modo per ricordare quanto Diego sia stato uno dei pilastri della vita di uno dei piu grandi registi italiani come Paolo. Egli stesso ci ha ricordato questo suo debito nei confronti del Pibe commuovendoci, nel 2014, citandolo, insieme a Federico Fellini a Martin Scorsese e ai Talking Heads, nel discorso di ringraziamento dell’Oscar per La grande bellezza. Sorrentino è anche l’autore di un film in progettazione e che non ha ancora preso vita: La mano di Dio. Un film autobiografico del regista ambientanto nella Napoli anni Ottanta. La mano di Dio del titolo è quella del destino, del fato, ma pure, non facciamo fatica ad ipotizzare, quella di Diego Armando Maradona, il calciatore maledetto, amato e odiato, venerato come un Dio da molti per come trattava il pallone e condannato perennemente da molti altri per come ha (mal)trattato la sua vita. Una vita, quella di Diego, da film, o ancora di più da D10S.

Andrea Schinoppi
Autore

Nato all’ombra del Colosseo, il background culturale non poteva che essere quello dello storico... mi perdonerete pertanto una certa nostalgia per il rock genuino degli anni andati e per le interpretazioni senza tempo dei maestri De Niro e Al Pacino.